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Cambieranno gli ospedali

Cambieranno gli ospedali

Pochi centri specializzati, cure di base "sotto casa": ecco il modello Maroni

Pronto l'impianto della riforma sanitaria della Lombardia, anche se manca ancora una mappa degli accorpamenti degli ospedali

Mercoledì vengono presentate le linee guida di quella che dovrebbe essere l'impianto della riforma della sanità lombarda. Il modello d'eccellenza ha alcune criticità e la giunta di Roberto Maroni vuole assolutamente superarle. Il documento è stato scritto da Johnny Daverio e Walter Bergamaschi, due tecnici di sanità e welfare, di concerto con il governatore e il vicegovernatore, Mario Mantovani del Pdl. L'impianto è anticipato dal "Corriere".

La rete ospedaliera da ridisegnare è il fulcro di quella che, se tutto andrà bene, sarà la nuova sanità in Lombardia. Guardando a cosa succede in Emilia e Toscana. Cure di tutti i giorni praticamente sotto casa e alcune specialità in pochi centri. Esattamente, o quasi, il contrario di ciò che avviene adesso: quasi tutti gli ospedali sono in grado di offrire quasi tutte le prestazioni.

Secondo l'idea dei tecnici, dovrebbe esserci quindi un centro ospedaliero ogni milione di abitanti per le prestazioni particolari e specializzate, tra cui i trapianti e la cardiochirurgia. Poi alcuni "satelliti" di riferimento. E, soprattutto, i presidi territoriali a tappeto sul territorio. Si dovrà passare attraverso la fusione tra gli ospedali, anche se una mappa definitiva non è stata ancora elaborata.

Altra criticità, i conti in ordine: oggi i tre milioni di lombardi che hanno qualche malattia cronica rappresentano il 30% della popolazione ma assorbono, se così si può dire, il 70% della spesa sanitaria.

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