Milano, rimpatriati 27 cittadini tunisini protagonisti della rivolta al Cpr di via Corelli

Lo ha riferito la questura, spiegando che alcuni degli espulsi avevano partecipato ai disordini

Il centro dopo la rivolta

Durante la notte tra lunedì e martedì, come già programmato, 27 tunisini reclusi nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di via Corelli a Milano destinatari di provvedimento di espulsione, sono stati accompagnati in Tunisia con un volo charter decollato da Linate.

Lo ha riferito la questura del capoluogo lombardo, spiegando che alcuni degli espulsi avevano partecipato ai disordini esplosi nel Cpr lunedì pomeriggio e per questo, prima del rimpatrio, sono stati denunciati in stato di libertà.

Cose successo lunedì in via Corelli?

Lunedì all'interno del Cpr aperto a Milano a fine settembre nonostante diversi mesi di proteste, è scattata una mini rivolta da parte di alcuni degli ospiti della struttura (Centro di permanenza per il rimpatrio). Ad accendere gli animi, secondo la questura, sarebbero stati circa trenta cittadini di origine tunisina ospiti di due diversi settori del Cpr. Nel corso dei disordini, i manifestanti hanno svuotato alcuni degli estintori presenti nell'edificio.

Pertanto è stato necessario, l'intervento in massa degli uomini del reparto mobile. Gli agenti in tenuta antisommossa, assieme ai colleghi dell'ufficio immigrazione e a quelli delle volanti, hanno sedato gli animi. Alcuni dei nordafricani hanno cercato di fuggire dal centro. Per questo alla fine dei disordini, durati poco più di un'oretta, si è passati al conteggio delle persone rinchiuse nel Cpr.

Quattro persone - tra i 22 e i 30 anni - hanno chiesto intervento del personale del 118. Due di loro sono stati accompagnati al Fatebenefratelli mentre gli altri sono stati medicati sul posto. L'Azienda regionale emergenza urgenza ha inviato quattro ambulanze e un'automedica in via Corelli.

Le preoccupazioni delle forze dell'ordine

C'è preoccupazione tra gli appartenenti alle forze dell'ordine per la gestione dei Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) di tutta l'Italia, in particolare dopo la mini rivolta.

"Lunedì pomeriggio ennesima rivolta dei migranti, stavolta per il rifiuto delle espulsioni. È stato il solito copione, e i medesimi pericoli in cui tutti si sono venuti a trovare, soprattutto i poliziotti impegnati presso la struttura". A parlare è Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato. "Il centro - prosegue - è stato devastato e la protesta degli ospiti sul tetto ha destato forti preoccupazioni. Ancora una volta tutto poteva finire in tragedia, sarebbe bastato che uno dei migranti fosse caduto nel vuoto, o che uno degli agenti fosse rimasto colpito in maniera letale da uno degli oggetti usati per offendere e saremmo qui a raccogliere ettolitri di lacrime di coccodrillo e finta pietà".

"La situazione presso i centri per immigrati di mezza Italia è fuori controllo, ancorché le autorità, a partire dal ministro Lamorgese, insistano a complimentarsi con le forze dell'ordine per quanto stanno facendo in tema di immigrazione e di emergenza covid. Le vuote parole di finta stima che non vadano di pari passo con provvedimenti minimi per far fronte a questo caos - l'accusa di Mazzetti - noi le rispediamo tutte al mittente".

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"In quei centri, a rischiare la vita, ci sono i nostri poliziotti, non burocrati, politici e alti papaveri che si trastullano a premere bottoni nelle stanze di Roma e a rilasciare le solite tre righe di solidarietà ciclostilate in cui cambia solo il nome della località dove è scoppiato l'ennesimo finimondo. Anche e soprattutto questi saranno i temi che domani porteremo in piazza del Popolo, a Roma, alla manifestazione nazionale che avrà inizio alle 10 insieme a tutti i colleghi del Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso pubblico", conclude.

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