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Silvia Romano (Ansa)

Silvia Romano (Ansa)

Silvia Romano, rapita in Kenya per un riscatto? L'ipotesi della cellula somala

La giovane sarebbe stata rapita con scopo estorsivo: secondo gli investigatori è questa l'ipotesi più probabile. E dietro ci sarebbe una cellula terroristica somala

Un riscatto per finanziare l'attività jiahidista? L'ipotesi che sia stato questo lo scopo del rapimento della cooperante milanese di 23 anni Silvia Romano, il 20 novembre 2018, prende sempre più corpo dopo che gli sviluppi dell'inchiesta hanno portato a ritenere molto probabile che la ragazza sia stata trasferita in Somalia, forse già pochi giorni dopo il rapimento e non (come si pensava) il giorno di Natale, cioè alla vigilia dell'arresto di tre dei suoi rapitori.

In Somalia è attiva dagli anni Zero il gruppo Al-Shabaab, legato da qualche anno a Al-Qaeda (di cui costituisce la cellula somala). Si tratta di un gruppo responsabile di gravi attentati (tra cui uno, a Mogadiscio, con 300 vittime nel mese di ottobre del 2017). Ma la sua attività non si limita agli attentati: Al-Shabaab in passato ha controllato una grossa fetta di territorio nella Somalia del sud, prima di subire un ridimensionamento sia per l'attività delle forze dell'ordine del Paese sia per pesanti dissidi interni all'organizzazione. Tuttavia la cellula si è caratterizzata anche per azioni mirate al finanziamento delle proprie attività: come i rapimenti, il traffico di droga, le azioni piratesche in mare.

E' dunque probabile che Silvia Romano sia stata trasferita da Chakama (il villaggio del Kenya in cui operava come cooperante per la Onlus Africa Milele) alla Somalia direttamente dalla banda di almeno otto persone che l'ha rapita. I tabulati telefonici attesterebbero comunicazioni tra i membri della banda già identificati e il Paese confinante. I tre arrestati sono ora tutti in carcere: due di loro erano tornati agli arresti domiciliari su cauzione, ma i magistrati kenyoti hanno esteso anche a loro l'accusa di terrorismo. La disponibilità di denaro è del resto sospetta: i tre vivono in miseria, eppure hanno avuto le moto e gli Ak-47 per il blitz e ora i soldi per la cauzione. Il 2 settembre i giudici decideranno la data della prossima udienza, mentre è stato preannunciato un nuovo vertice (a Roma) tra investigatori italiani e kenyoti.

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