Cronaca Ortica / Via Arcangelo Corelli

Milano, rivolta al Cpr di via Corelli: alcuni ospiti protestano e altri tentano la fuga, quattro feriti

Alle 16 di lunedì 12 ottobre, è partita l'allarme, stando a quanto riferito dalla questura

Repertorio

Viavai di camionette della polizia del Reperto mobile, volanti e ambulanze del 118. In via Corelli, all'interno del Cpr aperto a Milano a fine settembre nonostante diversi mesi di proteste, è scattata una sorta di rivolta da parte di alcuni degli ospiti della struttura (Centro di permanenza per il rimpatrio).

Alle 16 di lunedì 12 ottobre, è partita l'allarme, stando a quanto riferito dalla questura a MilanoToday. Ad accendere gli animi, secondo via Fatebenefratelli, sarebbero stati circa trenta cittadini di origine tunisina ospiti di due diversi settori del Cpr. Nel corso dei disordini, i manifestanti hanno svuotato alcuni degli estintori presenti nell'edificio.

Pertanto è stato necessario, l'intervento in massa degli uomini del reparto mobile. Gli agenti in tenuta antisommossa, assieme ai colleghi dell'ufficio immigrazione e a quelli delle volanti, hanno sedato gli animi. Alcuni dei nordafricani hanno cercato di fuggire dal centro. Per questo alla fine dei disordini, durati poco più di un'oretta, si è passati al conteggio delle persone rinchiuse nel Cpr.

Quattro persone - tra i 22 e i 30 anni - hanno chiesto intervento del personale del 118. L'Azienda regionale emergenza urgenza ha inviato sul posto quattro ambulanze e un'automedica.

L'ultima protesta contro il Cpr

L'ultima protesta contro il centro, era andata in scena pochi giorni fa, durante la notte tra giovedì e venerdì. "Centinaia di manifesti sono apparsi nella zona nord di Milano per segnalare che il carcere per innocenti di via Corelli ha aperto. Dallo scorso 29 settembre il centro è operativo". A comunicarlo erano stati gli attivisti della Rete Mai più lager - No Cpr.

"Nella città vetrina delle mille affissioni, oggi un po' in crisi per la pandemia, i nostri cartelli gialli indicheranno a chi passa la vera novità di questi ultimi mesi, che forse sarebbe passata inosservata. Abbiamo pensato così - sostenevano i manifestanti - di agevolare la comunicazione istituzionale del Comune e della Prefettura troppo timidi nel presentare questa grande opera dove finalmente anche a Milano, come in altre città, le persone potranno essere imprigionate e private dei diritti solo perché  prive di documenti. Data la situazione sanitaria gli 'ospiti' potranno anche rischiare di contagiarsi con il Covid19. Sappiamo che il Sindaco Beppe Sala si dice non contrario ai Cpr, quindi sicuramente apprezzerà".

L'opinione del sindaco Sala

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, infatti non si è mai schierato sul Cpr ma ha semplicemente affermato di non voler contestare la decisione del Governo: "Mi voglio fidare della gestione del Prefetto, però qualcosa da puntualizzare c’è: innanzitutto Milano è sempre stata molto attiva con i rimpatri. Dalla Prefettura, a parte quest’anno che è stato un po’ anomalo, ho sempre ricevuto dei numeri significativi. Quindi non è vero che noi non facciamo rimpatri".

"Secondo aspetto è che una volta che è aperto deve funzionare in un certo modo. Quindi è necessario che le tutele ci siano. Ho già detto al Prefetto che nel momento in cui il sistema è messo in funzione ed è a regime vorrò visitarlo con lui per rendermi conto della situazione. La regola dice che la permanenza dev’essere di massimo 90 giorni. Sono troppi oggettivamente. Se è un centro per il rimpatrio non credo che si possa andare oltre i 30 giorni - ha sottolineato Sala -. Quindi anche di questo parlerò con il Prefetto, che però ha sempre avuto un atteggiamento saggio e collaborativo e non ho dubbio che anche in questo frangente continuerà a lavorare in questo modo".

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