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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

Spappolò la faccia alla fidanzata, 30 anni per Cecchetti

Omicidio ad Arluno. Roberto Cecchetti, dopo una lite, uccise "con inaudita violenza" la compagna, operaia 36enne, Monica Savio. Il giudice l'ha condannato a 30 anni di carcere

E' stato condannato a 30 anni di reclusione, con rito abbreviato, un giovane grafico, Roberto Cecchetti, che lo scorso gennaio picchiò con una violenza brutale per quaranta minuti la sua compagna, Monica Savio, in un parco ad Arluno (Milano). Dopo averla pestata fino a spaccarle la mandibole l'aveva strangolata.

Per il perito la morte sarebbe avvenuta sia per soffocamento, sia per le ferite. Lo ha deciso il gup di Milano Enrico Manzi, che ha accolto la richiesta del pm Grazia Pradella, la quale nel corso della requisitoria ha descritto la scena del pestaggio, ripreso anche dalle telecamere della zona, come un "film dell'orrore, agghiacciante, mai visto". La donna, ha spiegato il pm, aveva la "faccia spappolata".

Il grafico e la donna, un'operaia di 36 anni, che aveva un figlio piccolo da un precedente matrimonio, avevano una relazione tormentata e nel tardo pomeriggio del 9 gennaio scorso si trovavano in macchina in un parcheggio di un piccolo parco ad Arluno. Scesi dall'auto, dopo una discussione, l'uomo ha aggredito la compagna e ha iniziato a pestarla con pugni diretti e violenti al volto perché, stando al suo racconto davanti agli inquirenti, la donna aveva letto un suo sms che l'aveva fatta ingelosire.

Dopo averla picchiata per quaranta minuti circa, fino a spaccarle la mandibole e a renderla quasi irriconoscibile, Cecchetti l'ha strangolata. Il perito, nominato dal pm Pradella che ha coordinato le indagini, ha spiegato che la morte della donna potrebbe essere avvenuta sia per soffocamento sia per emorragia a causa della ferite causate dai pugni al volto.

Un sistema di telecamere di controllo della zona hanno ripreso il pestaggio e il filmato è stato depositato agli atti: nelle immagini si vede che l'uomo, dopo lo strangolamento, ha addirittura infierito schiacciando col piede la testa della donna per quattro volte. Il corpo sanguinante venne trovato da un giovane a passeggio con il cane nei giardini pubblici, in via Mazzini. Il giudice ha riconosciuto l'aggravante della crudeltà contestata dal pm, che è partito dalla pena base dell'ergastolo, ridotto a 30 anni per lo sconto previsto dal rito abbreviato. E' stata esclusa, invece, l'aggravante dei futili motivi. Si sono costituiti parti civili, rappresentati dall'avvocato Giovanni Parini, il figlio dell'operaia, che dovrà essere risarcito con un milione di euro, e poi la sorella, i genitori e l'ex marito della donna.(fonte: ansa)

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