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Caso Rocchelli, le indagini ucraine prima dell'Appello. Spunta una filo-separatista che vive in Italia

La donna avrebbe scritto di sua mano un foglio trovato a Mironov, l'altra vittima. E' in politica: è candidata per la Lega in Trentino. Alcuni suoi post su Fb finiti sotto accusa per omofobia

La distanza, le armi, le testimonianze. Torna d'attualità il caso della morte dei giornalisti Andrea Rocchelli e Andrej Mironov a Sloviansk, in Ucraina, nel 2014: il 29 settembre si aprirà a Milano il processo d'appello dopo la condanna in primo grado a 24 anni di reclusione del sergente maggiore della guardia nazionale ucraina Vitaly Markiv. Nel frattempo lo Stato ucraino ha affidato alla polizia nazionale indagini indipendenti le cui anticipazioni sono state presentate, lunedì 31 agosto, dal ministro dell'Interno Arsen Avakov in videoconferenza: «Dimostriamo così anche la nostra volontà di collaborare con le autorità italiane», ha affermato.

Introducendo la videoconferenza, Avakov ha detto di avere scambiato recentemente una videochiamata con Markiv, dal carcere, e di averlo trovato sereno e fiducioso. Il ministro dell'Interno ucraino ha spiegato che Markiv gli ha detto che la sua condanna è una condanna a tutto il loro Paese. Avakov si è poi appellato alle autorità italiane chiedendo loro di non «politicizzare» la tragedia della morte di Rocchelli e Mironov e si è augurato che il processo d'Appello sia imparziale e oggettivo.

Le indagini ucraine: «Markiv innocente»

Le indagini, che portano a ritenere che l'imputato sia innocente, sembrano anzitutto confermare fatti già noti: Markiv, dalla postazione in cui si trovava, non avrebbe potuto uccidere nessuno con l'arma che aveva a disposizione, un Kalashnikov la cui gittata è di qualche centinaio di metri. Ed infatti la procura di Pavia aveva "cambiato in corsa" l'imputazione, affermando non più che Markiv aveva materialmente sparato i colpi mortali di mortaio, ma che aveva comunicato la posizione del gruppo di civili (Rocchelli e Mironov, ma anche il francese William Rougelon, rimasto ferito, il loro tassista e un quinto uomo) all'esercito ucraino, poco distante dalle postazioni della guardia nazionale (equiparabile ai nostri carabinieri).

Secondo i risultati preliminari delle indagini ucraine, Markiv si trovava a un chilometro e 760 metri dal luogo in cui morirono Rocchelli e Mironov: un luogo molto vicino, invece, alla fabbrica di ceramiche Zeus, diventata nel maggio 2014 una "base" dei separatisti sostenuti dalla Russia. Dalla collina di Karachun, dove si trovavano l'esercito e la guardia nazionale ucraini, non sempre si aveva una buona visuale della strada e della fabbrica, e comunque da quasi due chilometri diventa quasi impossibile distinguere le figure, capire se le persone sono armate e così via.

Gli spari da vicino

A disposizione degli investigatori ucraini anche un video da cui si sentono gli spari mentre Rocchelli, Mironov e Rougelon sono in procinto di essere colpiti. Spari che, per il capo della polizia nazionale, arrivavano da non più di 150 metri. Una ricostruzione che sembra collimare con le parole concitate di Mironov poco prima di morire, filmate e registrate, secondo il quale i colpi di mortaio stavano arrivando «da vicino». Ovvero dalla parte dei separatisti: quella vicina al luogo della morte di Rocchelli e Mironov e del ferimento di Rougelon.

Dettagli che sia la procura di Pavia sia i giudici della Corte d'Assise di primo grado hanno preferito non considerare, insistendo su una ricostruzione che voleva l'esercito ucraino responsabile della morte di Rocchelli e Mironov, nonché Markiv principale artefice in quanto ne avrebbe segnalato la posizione.

Una ricostruzione, quella emersa dal processo finora, fondata anche sulle interviste di Rt (canale televisivo russo filo-putiniano) rilasciate a due combattenti separatisti che, secondo Avakov, sarebbero servite a "instradare" i media sulla via delle accuse all'Ucraina, i cui militari avevano il preciso ordine di non sparare ai civili. Tanto che in videoconferenza è stato mostrato un video, girato pochi giorni dopo, in cui si vedono civili passeggiare tranquillamente lungo la strata "incriminata". 

La separatista che scrive post omofobi

Il governo ucraino è pronto a condividere tutto il materiale con le autorità giudiziarie italiane. E avanza il suggerimento di interrogare Stella Khorosheva, ucraina di Sloviansk che vive in Italia e che nel 2014 era una collaboratrice dello "pseudosindaco" separatista di Sloviansk, Vyacheslav Ponomarev. Gli investigatori ucraini hanno trovato un foglio scritto a mano, indosso a Mironov, e dalle analisi grafologiche ritengono che fosse stato vergato proprio dalla Khorosheva. Non lo si dice apertamente, ma questo dettaglio potrebbe addirittura riaprire scenari mai realmente considerati dagli inquirenti italiani. Ovvero che si fosse trattato di un agguato ordito dai separatisti per "eliminare" Mironov, dagli anni '80 nel mirino dei servizi segreti sovietici e russi.

Stella Khorosheva è impegnata in politica in Italia: è candidata al consiglio comunale di Lavis (Trento) per la Lega alle elezioni del 20 e 21 settembre. Nei giorni scorsi un suo post su Facebook ha generato molte polemiche per i messaggi omofobi contenuti: «Grazie a profezia di Marx, gay hanno preso attenzioni della gente molto semplice. Ma l'obiettivo di manipolatori è distruggere il cristianesimo. Matrimonio tra gay porta all'estinzione della razza umana». Nel post veniva citato Scott Lively, noto attivista anti-omosessualità negli Usa e in tutto il mondo, sostenitore delle leggi russe contro la "propaganda gay". Ancora la Khorosheva, nel 2016, sempre su Facebook scriveva che «un finocchio è un finocchio» e, in un commento, che «è arrivato Satana con i sodomiti» e che «i cattolici sono dei satani».

Il docufilm indipendente

E sul caso della morte di Rocchelli e Mironov, e della condanna in primo grado a Markiv, da quasi un anno sono al lavoro alcuni giornalisti italiani e ucraini (Cristiano Tinazzi, Olga Tokaryuk, Ruben Lagattolla e Danilo Elia) per produrre un docufilm investigativo indipendente, "The wrong place", che uscirà non tra molto, e di cui intanto è in corso una serie di presentazioni e anticipazioni: dopo il 6 marzo a Torino, l'appuntamento è a Roma, in Senato, l'1 setttembre, nonché a Milano l'11 settembre alle 11.30 al Pirellone.

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