Milano, Atm contro gli scioperi delle sigle sindacali minori: "Bisogna rivedere le norme"

Atm ha affermato che sta lavorando a una proposta di legge che "prevede la proclamazione dello sciopero solo da parte di sindacati che hanno una rappresentatività congrua"

Immagine repertorio

Scatterà nella mattinata di giovedì 28 novembre lo sciopero dei mezzi Atm proclamato dal sindacato Cub trasporti. L'agitazione è stata lanciata per protestare contro" la liberalizzazione e la privatizzazione del TPL milanese e dell'hinterland, contro le gare di appalto dei servizi gestiti da Atm e per l'affidamento diretto in house dei servizi di TPL, contro la quotazione in borsa e la vendita delle azioni del Gruppo Atm". I disagi potrebbero riguardare sia i milanesi che utilizzano i mezzi di superficie sia quelli che utilizzano la metropolitana e potrebbero verificarsi dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 sino al termine del servizio.

Atm contro gli scioperi delle sigle sindacali minori

Sul tema è intervenuto il direttore generale di Atm Arrigo Giana che attraverso un comunicato stampa ha chiesto "Un cambio radicale" e più nello specifico di rivedere "le norme e aggiornandole alle attuali esigenze di mobilità delle città".

"La priorità — ha spiegato Giana — è certamente continuare a garantire il diritto legittimo di scioperare ma allo stesso tempo tutelare anche gli spostamenti di milioni di cittadini che ogni giorno usano il trasporto pubblico per andare al lavoro, a scuola o per raggiungere strutture ospedaliere".

"Il tema della rappresentanza sindacale è cruciale: le aziende non possono essere ostaggio di minoranze che non hanno rappresentatività nel settore, ma hanno il potere di paralizzare le città — ha proseguito il direttore generale di Atm —. Per questo come associazione di categoria stiamo lavorando a una proposta di legge che prevede la proclamazione dello sciopero solo da parte di sindacati che hanno una rappresentatività congrua tra i lavoratori. Se così fosse, le componenti sindacali che raccolgono più consenso sarebbero anche più legittimate".

"Altro tema di riflessione — ha chisato Giana — è la modalità di informazione. Le aziende per legge sono tenute a dare larga diffusione di uno sciopero ai cittadini almeno cinque giorni prima ma non hanno alcuna possibilità di informare la clientela sulle possibili reali ricadute. Quello che chiediamo è quindi di introdurre un obbligo individuale di comunicare all’azienda l’adesione almeno il giorno prima. Questo permetterebbe di dare informazioni e orientare così le scelte alternative, o meno, dell’utenza. Stabilire una regola in questo senso — ha concluso — mi sembra una proposta di buon senso e di convivenza civile, perché se da un lato è sacrosanto il diritto di scioperare, dall’altro lo è anche quello dei cittadini di poter organizzare i propri spostamenti, il proprio lavoro e la propria vita".

Anche Trenord contro lo sciopero delle sigle sindacali minori

Sullo stesso tema era intervenuto anche l'amministratore delegato di Trenord Marco Piuri che aveva dato man forte a Giana.

"Lo sciopero è un diritto costituzionale sacrosanto. Ma non può soffocare il diritto alla mobilità che è intrinsecamente connesso con la libertà delle persone che si muovono – afferma Marco Piuri, amministratore delegato di Trenord e direttore generale del gruppo FNM. Occorre che siano tutelati entrambi questi diritti. Lo sciopero, strumento di dialettica tra lavoratori e azienda, deve ricadere il meno possibile sulle persone che usufruiscono dei servizi di trasporto".

"Servono regole condivise sulla effettiva rappresentatività in azienda del soggetto che proclama lo sciopero: sparute minoranze, come spesso accade, non possono generare tanta incertezza nei cittadini e sui gestori servizi — ha proseguito Piuri —. Cosi come occorre che sia riconosciuto l’obbligo individuale di comunicazione preventiva da parte di chi intende aderire, al pari dell’obbligo che le aziende hanno di informare i cittadini sul servizio effettivo di cui potranno usufruire, senza correre il rischio che lo sciopero da diritto si trasformi in una sorta di imboscata sociale".

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