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Giovedì, 26 Maggio 2022
Cronaca Brera / Via Fatebenefratelli

Scontri No Expo, il questore: "Abbiamo evitato danni molto peggiori"

L'intervista al Corriere della Sera del questore di Milano Luigi Savina, che difende le scelte delle forze dell'ordine

Sì all'obbligo di firma durante i cortei, soprattutto per chi viene da fuori. No al divieto di manifestazioni che potrebbero sfociare in violenza, ma piuttosto una maggiore attenzione da parte dei manifestanti pacifici nei confronti dei violenti. A quasi una settimana dal terribile primo maggio, con le devastazioni pomeridiane in zona Carducci e Porta Magenta, il questore di Milano Luigi Savina difende a spada tratta l'operato delle forze dell'ordine, così come più volte ha fatto anche il ministro dell'interno Angelino Alfano. Da più parti si è levata una contestazione per la scelta di "contenere" i black bloc piuttosto che fermarli anche rispondendo alla violenza.

L'obiettivo preventivo delle forze dell'ordine era quello di impedire ai black bloc di entrare in centro storico, come deciso dal comitato per l'ordine e la sicurezza il 30 aprile. Quindi - spiega Savina in una lunga intervista al Corriere della Sera - accesso sbarrato con mezzi e idranti su quello che il questore definisce "fronte sud", ovvero la circonvallazione interna all'altezza di corso di Porta Ticinese e, più a ovest, piazza Resistenza Partigiana. E sbarramento anche in piazzale Cadorna.

E qual era la strategia dei black bloc? "Cercare di farci attaccare per farci scoprire un fronte, farci avanzare creando ancora più caos", spiega il questore. Poi, in largo d'Ancona, si sono divisi in due, per attaccare in due lati diversi. Iniziando anche ad incendiare le auto e distruggere qualche vetrina.

Corteo No Expo 1 maggio 2015 - Foto Gemme

"All'inizio dell'attacco (dei black bloc, n.d.r.), le 10 mila persone del primo spezzone del corteo erano lì, a contatto, mentre la coda si stava avvicinando". E' così che il questore spiega il motivo per cui le forze dell'ordine non hanno bloccato sul nascere le violenze. I black bloc avrebbero potuto facilmente "rientrare" nel corteo delle persone non violente e farsi scudo con esse. La reazione scelta dalle forze dell'ordine è stata piuttosto quella di "allontanare" i black bloc dal corteo, andando dietro a bloccare la coda e contemporaneamente far defluire velocemente la testa.

Un'altra critica che è stata rivolta è quella degli arresti: cinque persone, su almeno cinquecento violenti. Savina riconosce che le forze dell'ordine avrebbero potuto accerchiarli e bloccarli ma commenta che le reazioni di cinquecento persone armate di molotov e bastoni sono comunque imprevedibili.

Il questore rivela anche che non c'era stata una scelta a priori di contenimento, ma è stata decisa "sul campo" per difendere l'incolumità dei 30 mila manifestanti e dei passanti. E per il futuro, Savina preferisce non parlare di divieto di manifestare, ma chiede che i pacifici siano più "forti" di fronte all'inizio delle violenze. E in qualche modo isolino i black bloc, cosa che, a suo dire, il primo maggio non sarebbe avvenuta a sufficienza. Sì, invece, all'obbligo di firma prima e dopo i cortei, per quelli ovviamente già noti come violenti, come succede per le partite di calcio.

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