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Cronaca Magenta / Via Gaetano Casati

Richiedente asilo si ribella all’espulsione: scontri con i carabinieri al centro profughi

Venerdì sera di tensione al centro di accoglienza "La Vincenziana" di Magenta. Scontri tra i carabinieri e alcuni dei richiedenti asilo, che temevano di essere espulsi. Le immagini

Lui sapeva di essere ormai “condannato” all’espulsione e ha giocato sulla paura degli altri, tutti immigrati nelle sue stesse condizioni, per cercare di farla franca. Risultato: minuti di altissima tensione, qualche scontro fisico con i carabinieri e un ferito finito in ospedale. 

VIDEO | Rivolta dei richiedenti asilo: scontri con i carabinieri

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Venerdì sera folle al centro d’accoglienza “La Vincenziana” di Magenta, che da un paio di anni ospita un centinaio di immigrati, teatro di una vera e propria rivolta dei richiedenti asilo che hanno cercato di far uscire con la forza i militari dalla struttura. 

Il caos, come racconta Corriere alto milanese, è iniziato verso le 19, quando una pattuglia dei militari si è presentata nell’ex pensionato di via Casati per notificare ad un nigeriano la revoca del percorso di accoglienza. 

L’uomo, che nei mesi passati aveva più volte mostrato un comportamento violento e aggressivo, ha reagito dando in escandescenze e chiedendo l’aiuto degli altri immigrati contro i carabinieri. In tanti, convinti di essere nella stessa situazione dell’uomo, si sono scagliati contro i militari, che sono intervenuti in forze sul posto. I richiedenti asilo, con spintoni e insulti, hanno cercato di mandare via gli uomini dell’arma, che hanno resistito e sono riusciti a restare all’interno del centro. 

Alla fine, il nigeriano - che nel parapiglia si è anche ferito - è stato bloccato e preso in consegna dai carabinieri, che stanno ora vagliando la sua posizione.

“Siamo qui da due anni e senza documenti non possiamo fare niente, cerchiamo lavoro ma ci mandano via. Non è vita, questa, sembra una prigione”, si sono sfogati alcuni degli immigrati al giornale dell'alto milanese, spiegando di aver partecipato alla rivolta perché convinti di essere anche loro prossimi all’espulsione. “Ci dicono sempre di aspettare, ma la risposta non arriva mai”. 

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