Cronaca Melegnano

Melegnano, nuovi insulti (e una svastica) contro il senegalese di 22 anni adottato da una famiglia

I carabinieri continuano le indagini. Il mondo dello sport e delle istituzioni solidarizza con Bakary e la sua famiglia

"Ammazza al negar". E una svastica. Un segnale orrendo, una nuova scritta comparsa nell'androne del palazzo di Melegnano in cui vive la famiglia composta da Paolo Pozzi, Angela Bedoni e il loro figlio adottivo Bakary Dandio, senegalese di 22 anni adottato ufficialmente a ottobre 2018 dalla coppia di coniugi, che lo ospitano però da più tempo. 

La prima volta la frase era stata "pagate per questi negri di merda". E aveva scatenato un vespaio di polemiche, ma anche la solidarietà delle istituzioni melegnanesi (e del prefetto di Milano Renato Saccone) e il coraggio di questi coniugi che avevano deciso di denunciare l'accaduto, cosa che hanno fatto anche stavolta.

La nuova scritta è aparsa nella notte tra domenica e lunedì. Il bersaglio, Bakary, è un ragazzo in Italia da diversi anni, perfettamente integrato, che pratica sport e, militando nell'Atletica Leggera Melegnano, ha vinto i campionati nazionali di atletica leggera del Csi nei 400 e 800 metri. E' piuttosto conosciuto a Melegnano e tutti gli vogliono bene. I carabinieri indagano ora anche su questa seconda scritta.

Lo sport con Bakary

Proprio domenica 17, poche ore prima che comparisse la seconda scritta, sui campi di calcio melegnanesi in cui erano impegnate le squadre giovanili i ragazzi sono scesi in campo con due striscioni di solidarietà: "#ioStoConBak" (hashtag lanciato dal Csi) e "No al razzismo".

"In tutta Italia, purtroppo, non fanno notizia i moltissimi casi di integrazione di successo che conosce il Csi quotidianamente sui propri campi e palestre, come questo di Bak", aveva dichiarato Vittorio Bosio, presidente nazionale del Csi: "Credo che in tempi di disorientamento e di rifiuto del diverso, il modello sociale da cui ripartire sia quello trasversale di una reale sinergia tra chi cresce ed educa i nostri giovani. In questo contesto, lo sport e le nostre società sportive da 75 anni combattono la sfida educativa più difficile: quella cioè di rendere “normale” la cultura dell'incontro".

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