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Manifestazione dei genitori della San Giusto a Palazzo Marino (archivio)

Manifestazione dei genitori della San Giusto a Palazzo Marino (archivio)

Scuola San Giusto, la zona 7 dà "l'ultimatum" all'assessore Cappelli

Mozione urgente bipartisan per chiedere certezze: si avvicina il termine delle iscrizioni. In alternativa la zona chiede che la scuola resti civica ancora un anno

Ancora incerto il futuro della scuola civica San Giusto, che il comune di Milano vorrebbe "trasferire" allo Stato preoccupando però i genitori, che temono che in questo passaggio non venga più garantito il metodo di studio e il piano formativo peculiari che caratterizzano appunto l'istituto. Era aprile 2013 quando l'assessore all'educazione Francesco Cappelli promise, dall'aula del consiglio comunale, un tavolo di lavoro da concludersi entro giugno di quell'anno per definire esattamente il percorso per portare la scuola alla gestione statale.

A febbraio 2014 le risposte non sembrano ancora essere arrivate: e così i genitori della scuola si sono dati appuntamento in zona 7 per discuterne con i politici del quartiere. Il risultato è stato una mozione urgente, votata poi all'unanimità con tre astenuti, per chiedere all'assessore Cappelli un documento scritto (e concordato con il ministero, la provincia e la regione) che definisca tutte le questioni ancora aperte, entro venerdì 14 febbraio, o in alternativa si impegni a tenere le cose come stanno anche per il 2014/2015.

Perché questo termine perentorio? "Il 28 febbraio - spiega Alessandro De Chirico, consigliere di Forza Italia - si chiudono le iscrizioni al primo anno, e il ministero non ha ancora dato certezze né sul percorso formativo né sugli insegnanti oggi dipendenti del comune". In pratica il tempo stringe e chi vorrebbe iscrivere i propri figli al primo anno ha bisogno di chiarezza. "O il passaggio allo Stato garantisce il mantenimento degli insegnanti e l'offerta formativa, o la San Giusto resti una scuola civica", chiosa Marco Bestetti, sempre di Forza Italia. "La delibera chiede garanzie e certezze sul futuro del corpo docente e del metodo didattico"; conclude Irene Pasquinucci del Nuovo Centrodestra.

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