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La casa della coppia

La casa della coppia

L'avvocatessa, il compagno, i conti svizzeri e la casa in centro: la vita d'oro dei colletti bianchi

Sequestrati beni per 3 milioni di euro a un'avvocatessa e al suo compagno. Ecco le accuse

C'è una frase che meglio di tutte descrive la personalità e la vita lavorativa di Barbara Sabadini, bergamasca di Romano di Lombardia, 51 anni da compiere a breve e avvocatessa del foro di Milano dall'ormai lontanissimo novembre del 1996, con tanto di studio personale in pieno centro città. A pronunciarla è stata Alessandra Simone, dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Milano, l'investigatrice che negli ultimi mesi ha lavorato a lungo insieme ai finanzieri meneghini per ricostruire le tessere di un intricato mosaico fatto di conti all'estero, una casa in centro a Milano e frequentazioni al limite, spesso oltre. 
 
“Anche se avesse risparmiato per tutta la sua vita lavorativa - ha detto la poliziotta parlando dell'avvocatessa -, non avrebbe messo insieme neanche una minima parte dei milioni di euro e di dollari che sono transitati in quei conti svizzeri”. Sì, perché di milioni di euro e di dollari la Sabadini - secondo investigatori e inquirenti - ne avrebbe maneggiati davvero molti, tanto che giovedì agenti e fiamme gialle hanno sequestrato beni per un valore di 3 milioni a lei e al suo compagno, G.R. un 60enne lombardo specializzato in truffe ed evasioni. 

I guai giudiziari dell'avvocatessa

Il nome della legale è collegato a doppia mandata a quello di Vincenzo Guida, oggi 68 anni e descritto da fiamme gialle e polizia come "il promotore di un sodalizio criminale strettamente collegato alla 'nuova famiglia' della camorra napoletana", un boss in sostanza. Era stato proprio Guida, infatti, a mettere in piedi a Milano la "banca della camorra", una vera e propria filiale finanziaria gestita dalla malavita che offriva prestiti a tassi chiaramente usurai, scoperta nel 2015 grazie a un'indagine della direzione distrettuale antimafia. 

I guai per la Sabadini, però, erano iniziati prima, molto prima. E sempre con gli stessi cognomi sullo sfondo. Nel '99 il suo nome era finito nell'operazione "Liotro" sull'omicidio di Salvatore Forciniti, ucciso 7 anni prima per uno sgarro interno al clan. La legale, secondo le accuse dell'epoca, aveva "preparato" la deposizione di un teste per cercare di alleggerire la posizione di un suo assistito. Poco dopo era stata indagata per associazione di tipo mafioso "venendo accusata - scrivono gli investigatori in una nota - di aver svolto il ruolo di intermediario negli affari del clan Guida, relativi all’acquisizione di alcuni locali del milanese". E ancora: nel 2009 era stata indagata per "corruzione in atti giudiziari" per aver cercato di corrompere un parlamentare affinché intervenisse sui giudici chiamati a decidere nel processo su Guida, l'amico Guida. 

In tutti e tre i procedimenti l'avvocatessa era poi stata assolta, ma - sottolineano adesso finanza e polizia - le indagini "hanno comunque evidenziato la pericolosità sociale della professionista nonché i legami personali e professionali che la legano alla figura di Guida e al suo sodalizio criminale".

E la conferma è arrivata proprio al momento degli arresti per la "banca della camorra", che alla Sabadini è costata una condanna - diventata definitiva e irrevocabile nel 2018 - a 6 anni di reclusione per riciclaggio, perché accusata e ritenuta colpevole di aver ripulito i soldi della "banca" facendoli passare attraverso conti svizzeri, il più importante ribattezzato "Ostrica", per poi farli tornare in Italia. 

Il compagno esperto di truffe

Ma nella vita l'avvocatessa non è sola. Il suo compagno è un 60enne "formalmente disoccupato, ma abilissimo nelle truffe e nelle evasioni", l'identkit tracciato dal tenente Federico Giombetti, comandante del 2 nucleo operativo della guardia di finanza di Milano. 

E in effetti anche per lui a parlare è il curriculum: nel 2013 ha portato a casa una condanna a 2 anni e 4 mesi per bancarotta fraudolenta con una confisca di beni per 2 milioni di euro, l'anno dopo è stato condannato per un'evasione di 2 milioni di euro e nel 2017 ha "guadagnato" una terza condanna per un altro giro di truffe ed evasioni di almeno 6 milioni di euro. 

Soldi, soldi e ancora soldi nella vita dell'avvocatessa e del suo compagno, che quel denaro - secondo le indagini - avrebbero cercato di farlo "sparire" dai radar degli investigatori perché assolutamente in "controtendenza" rispetto ai redditi ufficialmente guadagnati e dichiarati da entrambi. L'impresa, però, non è riuscita perché finanzieri e poliziotti hanno ricostruito tutti gli ultimi 10 anni di vita della coppia e sono riusciti a mettere le mani su beni di loro proprietà per 3 milioni di euro su ordine del giudice di Milano che ha ricevuto la proposta di sequestro preventivo firmata dal procuratore aggiunto antimafia, Alessandra Dolci, e dal questore Sergio Bracco. 

Così, sotto sequestro sono finiti due conti aperti a Lugano - "Mago Merlino" e "Vedri Investment", 'accesi' nella stessa filiale in cui erano stati aperti quella usati per riciclare i soldi della banca della camorra - e una casa con cantina e due box all'Arco della Pace a Milano. Tutti beni "accumulati illecitamente, che - hanno esultato finanza e polizia - adesso tornano nelle mani dello Stato".

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