Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca Stadera / Via Francesco Brioschi, 78

Nicola, invalido al 100% sotto sfratto: niente casa e il Comune gli offre una “prigione”

L'uomo è moroso incolpevole e da graduatoria avrebbe diritto a una casa popolare. Ma il Comune gli offre un'abitazione in cui non potrebbe neanche incontrare amici e parenti

L'uomo e sua moglie avrebbero diritto a una casa popolare - Foto repertorio

Un uomo, invalido al 100%, che rischia seriamente di finire in strada insieme a sua moglie. Uno stallo, quello del Comune di Milano, che molto presto potrebbe far precipitare definitivamente la situazione. E una graduatoria che parla chiaro, ma in fin dei conti assolutamente inutile.

Avrebbero diritto a una casa popolare, ma non l’avranno - almeno non per ora -, Anna e Nicola, la coppia di inquilini di un appartamento di via Brioschi 78 che mercoledì saranno sfrattati dall’ufficiale giudiziario e dalla “forza pubblica”. 

Anna, impiegata di un supermercato fino al 2013, e Nicola, affetto da una grave patologia respiratoria e ormai invalido al 100%, sono morosi incolpevoli - certificazione arrivata da palazzo Marino il 22 maggio 2015 - e l’affitto per permettersi un tetto sopra la testa non riescono più a pagarlo. La graduatoria del Comune di Milano per gli alloggi popolari dice che la coppia è al posto 827, tradotto: Anna e Nicola avrebbero diritto a una casa assegnata da palazzo Marino. 

Avrebbero, appunto. Nel 2016, infatti, secondo quanto raccontato dal Sicet a MilanoToday, il Comune ha bloccato le assegnazioni di case popolari ai disabili, nonostante - tetto più, tetto meno - ad aprile del nuovo anno ci siano diecimila case popolari vuote e inabitate. Gli appartamenti per persone con disabilità, però, necessitano di attenzioni e strutture particolari che, al momento, palazzo Marino sembra non potersi permettere. 

E mentre il cane della malagestione dell’emergenza abitativa continua a mordersi la coda, Anna e Nicola - quaranta e cinquanta anni - vedono la strada sempre più vicina. Da maggio 2015, mese in cui è stata certificata la loro condizioni di “morosi incolpevoli” - dal Comune sono arrivate soltanto due proposte abitative. Alla coppia è stato offerto un monolocale in cui non sarebbe entrato - per reali questioni di spazio - nemmeno il macchinario a cui Nicola è attaccato quasi ventiquattro ore al giorno per respirare e un secondo monolocale in cui l’uomo sarebbe stato una sorta di prigioniero, senza la possibilità di incontrare amici e parenti se non con l’autorizzazione dell’associazione che gestisce la casa, che - “per lavoro” -  si occupa di persone con problemi di tossicodipendenza o guai con la legge, casi di certo diversi rispetto a quelli di Anna e Nicola. 

Per cercare di trovare una soluzione, il Sicet - sindacato inquilini, casa e territorio - ha chiesto al Comune di concedere alla coppia una casa senza “accessori” per disabili, che sarebbero poi stati trovati in altro modo. Ma, spiegano dal sindacato, palazzo Marino non ha preso in considerazione l’idea. 

Con il risultato, il più drammatico, che mercoledì mattina alla porta di Anna e Nicola busserà l’ufficiale giudiziario. E, da allora, Anna e Nicola potrebbero non avere più neanche quella porta. 

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