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Cronaca Lorenteggio / Via dei Giaggioli

Milano, il dramma dopo gli sgomberi: così le famiglie vengono divise o “lasciate in strada”

Martedì, una famiglia che da otto anni occupava una casa di via Giaggioli è stata sfrattata. Alla donna, al figlio disabile e alle altre due figlie sono state proposte tre diverse soluzioni

In quella casa - e di questo ne erano consapevoli anche loro -, non potevano starci. Non avevano nessun diritto per essere lì, nonostante quell’appartamento otto anni fa, quando lo hanno occupato, fosse vuoto. Nonostante in città ci siano - tetto più, tetto meno - diecimila case popolari vuote e inabitate. Nonostante tutto, là non dovevano esserci. Eppure una donna, suo figlio disabile al 100% e le sue altre due figlie, una ancora minorenne, in quell’appartamento di via Giaggioli 9 avevano deciso di starci perché era l’unico modo per conservare una delle ultime cose rimaste: l’unione familiare. 

Invece, da mercoledì, la donna e i suoi figli non avrebbero avuto neanche più quella. Perché martedì mattina, le forze dell’ordine e gli ufficiali giudiziari si sono presentati davanti alla loro porta per sfrattarli, per sbatterli in strada. La signora e i suoi figli hanno così dovuto lasciare quella casa - ex Aler, ora nel patrimonio Mm - in cui insieme vivevano da otto anni, da occupanti “abusivi”. Non una scelta, ma una necessità per una famiglia già nota ai servizi sociali del comune. 

Ed è stato proprio il servizio del comune, interpellato da alcuni attivisti del comitato “Abitanti di San Siro”, a offrire alla donna una soluzione alternativa che le ha fatto forse più male dello sfratto. Lei e suo figlio disabile sarebbero dovuto finire in una struttura, sua figlia minorenne in un’altra e la figlia più grande - già maggiorenne - in strada, ad arrangiarsi da sé. Una proposta che sarebbe costata alle casse del comune circa cinquanta euro al giorno per persona e che avrebbe tolto alla donna due dei suoi figli, oltre che un tetto. 

Per questo, secondo quanto appreso da MilanoToday, la signora ha rifiutato l’offerta dei servizi sociali di palazzo Marino e si affiderà ad alcuni conoscenti per avere un tetto. E, forse la cosa che più conta per lei, la sua famiglia unita.  

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