Silvia Romano, vertice tra investigatori: «Potrebbe essere in Somalia»

Si allarga intanto l'accusa ai tre imputati per il rapimento: ora anche il secondo e il terzo rispondono di terrorismo. E tornano in carcere

Silvia Romano

I tre kenyoti a processo per il rapimento della cooperante milanese Silvia Romano sono tornati in carcere: due di loro erano liberi su cauzione, ma anche a loro, come già al terzo, è stata contestata l'aggravante del terrorismo. I tre erano stati arrestati il 26 dicembre 2018 nel villaggio di Chakama. Silvia Romano, rapita il 20 novembre a 23 anni, era appena stata "venduta" ad un'altra banda, stando alla confessione dei tre, che facevano parte di un commando più numeroso.

Per gli imputati (Moses Luwali Chembe e Abdalla Gababa Warior, finora ai domiciliari su cauzione, e Ibrahim Adan Omar, quest'ultimo trovato in possesso di un Ak-47 che si presume sia stato utilizzato durante il rapimento) si sono quindi riaperte le porte del carcere. Le cauzioni versate in cambio della libertà (circa 25 mila euro a testa) erano piuttosto alte per la zona, tanto che tutti si chiedono chi abbia loro procurato il denaro, vista l'estrema povertà in cui vivono Moses e Abdalla e le rispettive famiglie. Lunedì 2 settembre verrà stabilita la data della prossima udienza.

Silvia Romano, prende corpo ipotesi trasferimento in Somalia

Dovranno essere risentiti i 17 testimoni. Tra le motivazioni della decisione di annullare la libertà su cauzione per due degli imputati anche il timore che, da casa, possano "intimidire" chi deve parlare in giudizio. Intanto procede la collaborazione (non sempre impeccabile in questi mesi) tra gli investigatori di Kenya e Italia. Proprio il 30 agosto, in seguito a un vertice, è emerso che probabilmente Silvia Romano è stata trasferita in Somalia, un fatto che gli italiani hanno sempre temuto e i kenyoti finora negato. Ma di più, il trasferimento nel Paese vicino potrebbe essere stato effettuato anche pochi giorni dopo il sequestro.

In Somalia, al confine col Kenya, è attiva la cellula di Al Shaabab (letteralmente: "i giovani"), legata a Al-Qaeda, responsabile tra l'altro dell'attentato di Mogadiscio del 17 ottobre 2017 in cui persero la vita circa 300 persone e poi anche di altre azioni terroristiche per tutto il 2018. Una cellula indebolita rispetto al grande potere che aveva anni fa, ma tuttora attiva e pericolosa.

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