"Sorride in foto, non può essere stato stupro". Ma l'Appello respinge la richiesta choc

Confermate le tre condanne in Appello: i giovani drogarono una 21enne e la violentarono in casa di uno di loro

Un frame del video

Nel mese di aprile 2017 stuprarono una ragazza di 21 anni dopo averle fatto bere un cocktail "drogato" con il benzodiapezine. La difesa dei tre uomini ha provato a giocare una carta stravagante chiedendo alla corte d'Appello di Milano di acquisire alcune fotografie pubblicate dalla giovane sui social network in cui lei appare sorridente: ciò dimostrerebbe che la 21enne non avrebbe subito traumi dalla violenza.

Video | Il momento in cui viene versata droga alla ragazza

La corte d'Appello ha però respinto questa richiesta e ha confermato (riducendole lievemente) le condanne ai tre italiani: 11 anni e mezzo per Marco Coazzotti e Mario Caputo, 8 anni per Guido Guarnieri. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici d'Appello hanno notato che non è certa la data in cui le fotografie sono state scattate, ma solo quella in cui sono state pubblicate. E comunque una fotografia "glamour" (si legge proprio così) non sarebbe in contraddizione con la dinamica dei fatti così come ricostruita in primo grado. I difensori dei tre imputati sono tuttavia convinti dell'assenza di violenza sessuale (che per i giudici d'Appello è dovuta al fatto che la ragazza fosse stordita con la droga) e ricorreranno in Cassazione.

Le indagini

Quando la ragazza si è risvegliata dopo la notte di violenza, nella casa di Bellusco (Monza) di uno dei tre, ricordava solo di avere cenato in un locale di via Crema a Milano; e di avere urlato "Basta!", ad un certo punto della notte. Recatasi dai carabinieri e poi alla clinica Mangiagalli, si è resa conto di essere stata drogata e stuprata. I carabinieri hanno quindi isolato due campioni di Dna maschile.

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Le telecamere di sorveglianza del locale avevano intanto immortalato i tre commensali della ragazza e anche "scandito" il momento in cui le veniva versata la droga nel bicchiere. Il 30 novembre 2017 sono stati arrestati i due che avevano lasciato le tracce di Dna, mentre con altre indagini è stato incastrato il terzo, che aveva utilizzato un preservativo.

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