La vita da re del "toro" della Sud: confisca da oltre 1 milione di euro per il capo ultrà del Milan

Maxi confisca da 1,2 milioni di euro ai danni di Luca Lucci, capo ultrà del Milan. Chi è

Luca Lucci con lo stendardo dei "Banditi"

Copenaghen, Rio De Janeiro, Hollywood. Buste e buste marchiate Tommy Hilfiger, Stone Island, Dsquared e Dolce & Gabbana. Gioielli Tiffany e Rolex. Oltre 40mila euro "investiti" in un anno per girare il mondo o 1.400 in un pomeriggio in una gioielleria. Tutte spese fatte con la stessa carta di credito platinum con plafond illimitato. E tutte con la stessa firma sullo scontrino: quella di chi formalmente è un elettricista, quella del "toro", il "nome di battaglia" di Luca Lucci, il 38enne capo indiscusso della curva sud del Milan, il cuore "duro e puro" degli ultras rossoneri. 

Ma Lucci non è solo un ultrà, l'ultrà. Lucci, secondo gli agenti della divisione Anticrimine della Questura di Milano, guidati dalla dirigente Alessandra Simone, è anche un uomo che ha reinvestito - e speso - i soldi guadagnati in una vita vissuta sempre al limite, e spesso oltre, tra la legalità e l'illegalità. 

Confiscati 1,2 milioni al capo ultrà del Milan

Così martedì mattina i poliziotti - con l'ok del giudica Fabio Roia della sezione autonoma misure prevenzione del tribunale di Milano - gli hanno confiscato beni per un valore totale di 1 milione e 200mila euro applicando le misure che di solito si applicano ai mafiosi. 

Nelle mani degli agenti, con quello che la stessa Simone ha definito "un grandissimo risultato", sono finiti 10 Rolex, una villa su due piani nella Bergamasca - con piscina in costruzione -, un'Audi Q5, il Clan di Sesto San Giovanni - il locale ritrovo storico degli ultras rossoneri - e diversi conti correnti. I beni erano stati sequestrati a giugno scorso e adesso, con il rigetto del ricorso presentato da Lucci, sono stati definitivamente confiscati e presto finiranno nelle mani dello Stato. 

Chi è Luca Lucci, il toro tra droga e tifo

A tracciare il profilo del "toro" sono le 93 pagine del decreto firmato dal tribunale su richiesta del Questore di Milano, Sergio Bracco, che descrivono Lucci come un uomo con "con legami con la criminalità organizzata" e "conosciuto alle forze di polizia per la sua partecipazione ad episodi violenti legati al mondo degli ultras con particolare riguardo alla tifoseria organizzata dell'Ac Milan essendo il leader del gruppo Curva sud". 

Ma non solo. Perché lo stesso Lucci - che risulta elettricista e dipendente de "Il Clan" e che era diventato "famoso" dopo la foto con Matteo Salvini - "è emerso in diverse indagini come soggetto implicato nel traffico di sostanze stupefacenti essendo più volte segnalato quale affidabile intermediario o acquirenti di grossi quantitativi" e come "personaggio ben inserito nel settore del narco traffico milanese".

I suoi primi guai con la giustizia risalgono al 2006, quando un pentito - uno che ha passato gran della sua esistenza a fare affari con la 'ndrangheta - lo coinvolge nell'omicidio dell'avvocatessa Marianna Spinella, uccisa a Segrate a colpi di mitraglietta. I killer, racconterà poi il pentito, si erano mossi proprio a bordo dell'auto di Lucci, che però per quelle accuse non sarà mai condannato. 

Ma nella storia del "toro" a intrecciarsi spesso sono la droga e il tifo. A "lanciarlo" in curva - ad affidargli il ruolo di comando - è Giancarlo Lombardi, il Sandokan della Sud, che nel 2009 gli mette in mano il settore più caldo del Meazza con l'ok di un altro nome "pesante", quello di Daniele Cataldo, che nel 2015 finisce, ri finisce, in cella dopo che nel suo box vengono trovati armi e 21 chili di droga con il logo di Expo. Quando Cataldo, ormai in trappola, va a consegnarsi alla polizia insieme a lui c'è proprio Lucci. 

Un "toro" - fisico statuario e tatuato - che a quel punto ha in pugno la curva, oggi riunita sotto l'effige "Curva sud" spesso accompagnata dai "Banditi", chiaramente di Lucci. E la sua popolarità, il suo rispetto crescono di pari passo con la violenza e i guai giudiziari. Nel 2009, durante un derby, è lui a sferrare un pugno al volto dell'interista Virgilio Motta, dopo una discussione per uno striscione. Motta perderà l'uso di un occhio e proprio per quello, tre anni dopo, si suiciderà. Lucci invece pagherà con una condanna a 4 anni e mezzo per lesioni gravissime e con un Daspo di 5 anni, che nel 2014 viene "accompagnato" da un altro Daspo per gli scontri prima di un Milan-Verona. 

"Rispetto", forza, violenza e droga. Come quella che nel 2012, stando all'inchiesta, una banda in cui figura un nome molto conosciuto tra i trafficanti meneghini riesce a importare via mare: tre tonnellate di hashish il cui trasporto viene effettuato su una barca il cui skipper verrà poi arrestato. Prima dell'arrivo di quel carico Lucci e altri vanno in Spagna - e secondo le indagini non è un caso - e subito dopo l'arrivo quel carico viene momentaneamente stipato in un garage a poca distanza da "Il clan".  

Già, "il Clan", formalmente la sede di un'associazione senza scopo di lucro, ma - sempre stando a quanto accertato dalle inchieste - "la base logistica del traffico di droga". Ed è proprio lì infatti che tra il 2016 e il 2017 avvengono diverse consegne di droga con alcuni fornitori albanesi per cui il "toro" sarà poi arrestato nel 2018 e condannato a un anno e mezzo di carcere. 

Sorveglianza speciale per Lucci

Accanto agli affari e alla curva c'era poi la "bella vita" di Lucci, che secondo i poliziotti era possibile proprio grazie ai soldi "sporchi". Gli agenti hanno documentato tutti i suoi movimenti di denaro - "quasi da sceicco, non da elettricista", le parole della Simone - riuscendo anche a certificare tutte le spese, tra i 20 i 40mila euro all'anno, effettuate anche con la carta di credito. 

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Martedì mattina è quindi scattata la confisca di tutti i beni e per il "toro" è stata disposta la sorveglianza speciale. Il capo ultrà rossonero dovrà stare in casa tra le 22 e le 7, non potrà entrare nei comuni di Milano e Sesto e soprattutto dovrà stare lontano almeno 3 chilometri da tutti gli stati d'Italia. Compreso il Meazza, compresa quella curva che dal 2009 è "sua". 

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