Droga a Corsico: il "cugino dalla montagna" inviato dalla Calabria per riprendere il controllo

Dopo gli arresti dell'operazione Quadrato, la 'ndrina dei Barbaro-Papalia si è riorganizzata subito: con un importante "innesto" dalla Calabria

Dopo i quattordici arresti che avevano decimato i vertici dello spaccio di droga, la cosca dei Barbaro-Papalia aveva bisogno di riorganizzare al più presto la redditizia attività nell'hinterland sud di Milano, tra Corsico, Buccinasco e Cesano Boscone, e non ha esitato a mandare dalla Calabria un uomo esperto, Luigi Virgara, 45 anni, definito nelle intercettazioni "il cugino che viene dalla montagna", cioè dall'Aspromonte.

E la 'ndrina è stata molto attenta a non farsi incastrare: continue bonifiche delle auto e degli appartamenti per eliminare le "cimici" delle forze dell'ordine, telefoni tenuti lontani per evitare che via trojan venissero registrate le conversazioni ambientali, ma anche telecamere ricercate per strada, palo per palo, fino a trovarne una a quattrocento metri dall'abitazione di un affiliato e coprirla di vernice, e poi ancora "diversivi" durante i viaggi in auto per eludere i pedinamenti o conversazioni attraverso "pizzini" nascosti tra ruote di automobili. Del resto, le "vedette" in servizio alla 'ndrina conoscono le targhe e le auto civetta usate dalle forze dell'ordine nella zona.

17 indagati

Ma i carabinieri di Corsico, guidati dal capitano Pasquale Puca e dal tenente Armando Laviola, hanno portato a casa il risultato: diciassette gli indagati per l'operazione Quadrato 2, che come quella originaria prende il nome dal quartiere di Corsico la cui piazza di spaccio è controllata dalla 'ndrina che imperversa da tempo nel Corsichese. Per due indagati (il già citato Luigi Virgara e il 31enne Saverio Barbaro, cugino dei Barbaro arrestati nella prima tranche) la Direzione distrettuale antimafia di Milano, con la coordinatrice Alessandra Dolci e il pm Stefano Ammendola, ha contestato anche l'aggravante dell'associazione di stampo mafioso.

«Anche Corsico è territorio ostile»

«Sono sempre stupita - ha spiegato la Dolci - dalla capacità operativa dei carabinieri di Corsico che, con un numero limitato di mezzi, ottengono risultati eccezionali e operano in un territorio ostile di cui hanno perfetta conoscenza». Il magistrato ha aggiunto che di solito, quando si parla di territori ostili, si pensa all'Aspromonte, a Platì e così via, da cui peraltro proviene parte degli abitanti di Corsico e Buccinasco, ma è ostile, con le debite proporzioni, anche questo lembo di hinterland in cui la 'ndrangheta è da tanto tempo radicata. E c'è una sorta di triangolo malavitoso (Corsico-Platì-Locri) con legami ancora molto stretti se, come detto, per la riorganizzazione rapida sul territorio viene mandato un esperto "da giù". 

Dopo gli arresti dell'operazione Quadrato, gli investigatori hanno notato che la casa di uno di coloro che erano stati posti ai domiciliari era diventata "meta di pellegrinaggio" da partet dei sodali. Una chiara evidenza che l'attività stava proseguendo, che altre leve ne stavano raccogliendo l'eredità per impedire che la "piazza" sfuggisse al controllo dei Barbaro-Papalia: da qui l'operazione Quadrato 2, suffragata anche dalle rivelazioni di un collaboratore di giustizia, Domenico Agresta, e durante la quale non sono stati effettuati grossi sequestri (più importante per gli inquirenti ricostruire le mappe dell'organizzazione): oltre a un certo quantitativo di droga (un chilo di cocaina, cento grammi di hashish e due chili e mezzo di marijuana) e una pistola, però, i militari hanno individuato diversi sacchi di cannabis in un deposito di Cesano Boscone.

«Cannabis light attira interessi 'ndrangheta»

Si trattava di cannabis ufficialmente "light", quindi legale, ma in realtà con un contenuto elevato di Thc e dunque di tipo drogante, coltivata e stoccata da un'azienda di Gaggiano gestita da un prestanome che, al momento, non è indagato: ma Giuffrido Tagliavia e un membro della famiglia Barranca, secondo la Dolci, stavano per acquisire il capannone. Il segno, per gli investigatori, che la 'ndrangheta è pronta a investire (anzi, ha già iniziato a investire) nel business dei prodotti a base di cannabis non psicoattiva, legale. Anche se, in questo caso, gli inquirenti non hanno trovato "traccia" dell'attività lecita, giungendo alla conclusione che, con ogni probabilità, si trattava di una totale coperttura per la cannabis con elevato Thc.

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«L'interesse della criminalità organizzata verso questo business è un segnale che mi porta a dire che forse dovremmo riflettere sulla legge che ha reso legale la cannabis light», ha commentato la Dolci, mentre il suo collega Ammendola si è limitato a ricordare che lo spaccio esiste perché «c'è un mercato e questo è fatto spesso dai ragazzi giovani».

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