Cronaca Porta Vittoria / Via Carlo Freguglia

Sparatoria in Tribunale: gli affari in nero e le liti tra i soci, poi i fallimenti

La vicenda fallimentare della Immobiliare Magenta, di cui era socio il killer

L'immobiliare Magenta, fallita nel 2008, è al centro del processo per bancarotta in cui è imputato Claudio Giardiello, l'imprenditore di 57 anni che, giovedì 9 aprile, ha sparato all'interno del tribunale di Milano uccidendo tre persone. Il passivo totale della società, nel 2014, risulta essere di due milioni e 880 mila euro, di cui 361 mila euro dovuti a creditori privilegiati. Questo a fronte di disponibilità liquide per 284 mila euro nelle mani del curatore Walter Marazzani. Nel complesso dei debiti vi sono 250 mila euro dovuti all'erario e quasi un milione alle banche.

La vicenda che ha portato al fallimento dell'Immobiliare Magenta è piuttosto complessa. Attraverso la Magenta, Giardiello aveva una partecipazione nella Miani, insieme a un'altra società, la Cisep. I soci avevano stabilito alcune regole per spartirsi i proventi percepiti in nero con la Miani, ma ad un certo punto avevano iniziato a litigare. Secondo una ricostruzione di Repubblica, che ha letto tutte le carte, Giardiello aveva iniziato a pretendere di più, ma gli altri non volevano saperne. Giardiello, allora, aveva deciso di chiamarsi fuori e denunciare il giro d'affari in nero, senza però riuscire a dimostrare di non esserne a conoscenza. Tutte le società coinvolte finiscono, a quel punto, nel vortice dei fallimenti.

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