Cronaca Cassina de' Pecchi

Di nuovo sotto sequestro StraBerry, l'azienda delle fragole accusata di sfruttamento

La startup da 7 milioni e mezzo di euro avrebbe pagato la manodopera nei campi 4 euro l'ora

L'apecar di Straberry

È di nuovo sotto sequestro StraBerry, la startup da 7 milioni e mezzo di euro e serre fotovoltaiche a Cassina de' Pecchi (Milano), accusata di sfruttamento della manodopera. Per il giudice al momento vi è "una sostanziale impossibilità di funzionamento dell’azienda" per via dell'assenza "di una vera e propria governance" capace di gestirla. 

La decisione del magistrato è arrivata dopo il rinvio a giudizio dei cinque imputati nel processo nato dall'inchiesta per caporalato, tra cui la stessa azienda e il suo fondatore, l'ex bocconiano Guglielmo Stagno d’Alcontres, che ha dato le dimissioni da amministratore delegato. Il controllo giudiziario era stato rimosso dal gup che aveva la richiesta del pm.

Per il giudice, in questo momento la mancanza di una gestione corretta ha provocato "il manifestarsi di tensioni in seno" ai lavoratori e "la sostanziale inattività da parte di chi doveva svolgere le mansioni di datore di lavoro". Nei giorni scorsi il secondo sequestro, che è stato eseguito dalla guardia di finanza.

Gli "schiavi" nella startup agricola

Tra il ritratto fatto dai proprietari della StraBerry e quello tinteggiato da investigatori e inquirenti c'è un mondo di differenza. I fondatori parlavano di "campi a soli 15 chilometri dal Duomo", di premi come "produttore di qualità ambientale del Parco Agricolo Sud Milano", di visite guidate, di apecar che vanno in giro per la città a consegnare i prodotti e di "impegno a favore dell’ambiente, del territorio e del paesaggio". 

I finanzieri, invece, raccontano di braccianti - oltre 100, tutti extracomunitari - costretti a lavorare nei campi per più di 9 ore al giorno e per una paga di 4 euro e 50 centesimi all'ora in "degradanti condizioni d’impiego nei campi" e sempre "soggetti alla continua vigilanza dei responsabili" che li costringevano "a sforzi fisici oltremodo gravosi, tesi a velocizzare la raccolta dei frutti e in spregio alle norme anti Covid 19 sul distanziamento sociale". Quegli stessi "schiavi" che avevano un solo bagno chimico per tutti all'aperto e che spesso venivano assunti per due giorni di prova senza retribuzione e poi allontanati senza nessun motivo in una sorta di folle turn over a costo 0 per la società.

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