menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
L'ape car di Straberry

L'ape car di Straberry

La startup da 7 milioni e mezzo di euro che pagava gli "schiavi" nei campi 4 euro l'ora

Sequestrata "StraBerry", azienda agricola accusata di "sfruttamento della manodopera"

"Siamo un’impresa giovane ed innovativa che rappresenta la più grande realtà in Lombardia che coltiva frutti di bosco". E ancora: "Operiamo nell’assoluto rispetto dell’ambiente utilizzando l’energia solare prodotta dai pannelli fotovoltaici posti sopra le serre". Un lavoro certosino, rispettoso della natura, tanto che "sia nel 2013 che nel 2014" era arrivato da Coldiretti "il riconoscimento Oscar Green, come azienda agricola innovativa ed attenta alla sostenibilità ambientale".

Lunedì per StraBerry, azienda agricola fondata da un 31enne imprenditore ex Bocconiano, non è arrivato nessun premio però. A visitare i capannoni e gli stabilimenti di Cassina de' Pecchi sono stati i finanzieri che a lungo hanno indagato sulla startup dal valore di 7,5 milioni di euro scoprendo quello che loro stessi in una nota definiscono un "sistematico sfruttamento illecito della manodopera agricola". 

Video | I braccianti al lavoro nei campi

Gli schiavi nella startup agricola

Tra il ritratto fatto dai proprietari della StraBerry e quello tinteggiato da investigatori e inquirenti c'è un mondo di differenza. I fondatori parlano di "campi a soli 15 chilometri dal Duomo", di premi come "produttore di qualità ambientale del Parco Agricolo Sud Milano", di visite guidate, di apecar che vanno in giro per la città a consegnare i prodotti e di "impegno a favore dell’ambiente, del territorio e del paesaggio". 

I finanzieri, invece, raccontano di braccianti - oltre 100, tutti extracomunitari - costretti a lavorare nei campi per più di 9 ore al giorno e per una paga di 4 euro e 50 centesimi all'ora in "degradanti condizioni d’impiego nei campi" e sempre "soggetti alla continua vigilanza dei responsabili" che li costringevano "a sforzi fisici oltremodo gravosi, tesi a velocizzare la raccolta dei frutti e in spregio alle norme anti Covid 19 sul distanziamento sociale". Quegli stessi "schiavi" che avevano un solo bagno chimico per tutti all'aperto e che spesso venivano assunti per due giorni di prova senza retribuzione e poi allontanati senza nessun motivo in una sorta di folle turn over a costo 0 per la società.

Lunedì, oltre al sequestro, chiesto dalla procura e disposto dal Gip, sono scattate le denunce per 7 persone - i due amministratori, due "sorveglianti", due impiegati e il consulente aziendale - che dovranno rispondere delle accuse di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera. I sigilli sono invece scattati - ha fatto sapere ancora la finanza - per "53 immobili, tra terreni e fabbricati, 25 veicoli e 3 conti correnti", mentre la procura ha provveduto alla nomina di un amministratore giudiziario per non fermare i lavori. 

Gli stessi finanzieri hanno anche sequestrato 27mila barattoli di marmellata che erano conservati all'aperto al sole ed erano pronti per essere venduti ad operatori della grande distribuzione. 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

MilanoToday è in caricamento