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Milano: forse altre violenze sessuali a Terrazza Sentimento. I filmati di altre cinque feste

Gli investigatori al lavoro: nei filmati altri atti sessuali al limite, ma bisogna capire se le donne fossero consenzienti. Si cerca anche chi procurava la droga

Prosegue l'analisi delle immagini di sorveglianza interna dell'attico di piazza di Santa Maria Beltrade dell'imprenditore Alberto Genovese. Gli investigatori sono alle prese con i filmati di altre cinque feste, oltre a quella terribille del 10-11 ottobre 2020 durante la quale si perpetuò per ore lo stupro di una 18enne. Il riserbo è massimo, ma sarebbero stati individuati "frames" che riprendono atti sessuali al limite, accompagnati dal consumo di droga.

La cautela è però d'obbligo: occrre capire se vi sia stata violenza sessuale o se, in quei casi, la situazione implicava una totale consensualità con le partner. Un dubbio che gli investigatori non nutrono sul 10-11 ottobre. La preoccupazione dell'imprenditore di cancellare immediatamente le immagni di ottobre, sottolineando «stavolta ho esagerato» al tecnico informatico, ha portato i poliziotti a approfondire la situazione scandagliando i filmati di feste precedenti.

D'altra parte, le stesse ragazze che hanno partecipato alla festa incriminata hanno detto alla polizia che Genovese era solito portare una donna al piano di sotto, ma non avevano specificato se poi venissero consumati anche atti sessuali o "soltanto" droga. E gli stupefacenti sono l'altra linea di indagine e approfondimenti: gli investigatori vogliono capire chi procurasse quei quantitativi molto ingenti di cocaina, di tipo bianco e rosa, e forse anche di droga dello stupro, quella che in apparenza Genovese ha fatto assumere alla 18enne da un piatto da cui lui non ha mai "sniffato".

Intanto il bodyguard che ha presidiato la porta della camera da letto quella terribile notte ha rilasciato un'intervista in tv, a Barbara D'Urso, durante la quale ha detto fra l'altro che, se avesse sentito gridare dall'interno della stanza, sarebbe senz'altro intervenuto; ma non ha sentito niente a causa dell'alto volume della musica in tutto l'appartamento. Tanto alto che, come si sa, i vicini di casa hanno anche chiamato il 112.

E la vittima dello stupro ha inviato alla stessa trasmissione un audio messaggio, spiegando tra l'altro di avere avuto paura di morire e di essersi trovata a «vivere un inferno», aggiungendo di essere ora «attaccata ingiustamente» e vittima di una «violenza mediatica» e di essersi vista dipinta «in tanti modi» dalla gente che «specula, commenta».

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