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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca

Umiliò la vittima e sviò le indagini. Le motivazioni della condanna in appello per stupro all'ex Milan Robinho

L'ex calciatore è accusato di una violenza sessuale di gruppo nel 2013 in un locale milanese

Hanno brutalmente umiliato la vittima, con "particolare disprezzo", per poi provare a "sviare le indagini" concordando una versione da rifilare agli investigatori. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui, a dicembre 2020, la corte d'appello di Milano ha confermato le condanne a nove anni di reclusione per il calciatore Robinho (Robson de Souza Santos), ex milanista, e l'amico Ricardo Falco, per una violenza sessuale risalente al 2013 nei confronti di una ragazza di 23 anni.

E c'è di più: se secondo la difesa del calciatore, le sue ricchezze accumulate in anni di carriera sarebbero state "l'obiettivo" della denuncia per violenza sessuale, la corte annota che dal campione brasiliano non è arrivata nemmeno una "offerta risarcitoria che, anche nella prospettiva difensiva" della mancata percezione del "no" della ragazza, "avrebbe potuto trovare" comunque uno spazio e un senso. I legali di Robinho valuteranno ora se ricorrere in Cassazione.

Stupro di gruppo nel guardaroba

Secondo la ricostruzione investigativa, lo stupro avvenne il 23 gennaio 2013. Robinho si trovava in un locale in zona Bicocca con la moglie e alcuni amici. Nel locale c'era anche la ragazza, che proprio quella sera festeggiava il suo 23esimo compleanno. Il calciatore avrebbe accompagnato la moglie a casa e poi sarebbe tornato nel locale, dove insieme agli amici avrebbe circuito la giovane offrendole da bere fino a renderla incapace di opporsi. Infine il gruppo l'avrebbe portata nel guardaroba abusando di lei a turno. Sei mesi dopo la vittima denunciò la violenza sessuale. Risalgono al 2017 le condanne in primo grado.

Scoperto a 12 anni da Pelè, Robinho iniziò la carriera di calciatore nel Santos, per poi trasferirsi in Europa nel 2005, prima al Real Madrid, poi al Manchester City e infine, nel 2010, al Milan (108 partite con i rossoneri), dove rimase fino al 2014 nonostante avesse un contratto fino al 2016. Nel 2020 tornò al Santos, tra l'altro con un ingaggio simbolico da 220 euro, ma si svincolò presto per concentrarsi sul processo milanese. Peraltro in Brasile vennero pubblicate intercettazioni dell'inchiesta, con polemiche piuttosto accese. "Sto ridendo perché non mi interessa, la donna era completamente ubriaca, non sa nemmeno cosa sia successo", una delle frasi che Robinho avrebbe detto a un amico dopo l'abuso.

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