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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Muore suicida in questura a Milano, il Gip: "No archiviazione, agenti erano al cellulare"

La decisione nell'ambito dell'inchiesta per omicidio colposo. A morire era stato un 43enne algerino

No all'archiviazione e sì all'imputazione coatta per i due agenti della polizia di Stato indagati per omicidio colposo per il suicidio del 43enne algerino che il 23 agosto 2020 si tolse la vita impiccandosi con la sua stessa maglietta alle sbarre di una finestra di una camera di sicurezza della Questura di Milano. A deciderlo il giudice per l'indagine preliminare Roberto Crepaldi.

A motivare la scelta del magistrato il fatto che i poliziotti, anziché vigilare sull'uomo, che era in attesa di identificazione, attraverso gli schermi con le immagini di videosorveglianza, avrebbero passato  "la maggior parte del tempo utilizzando ciascuno il proprio telefono cellulare o conversando".

Il giudice ha notato come la vittima quella stessa mattina aveva manifestato agitazione, richiedendo "una vigilanza ancor più attenta e mirata" rispetto a quella prevista dalle norme di sicurezza. Il 43enne, inoltre, ha speso "diversi minuti", sottolinea il magistrato, prima di di riuscire nel suo intento di impiccarsi. Inoltre, è stato trovato senza vita "un'ora e venti minuti dopo l'inizio delle operazioni di impiccagione e quaranta minuti dopo l'orario massimo individuato dal consulente tecnico quale ora possibile della morte".

"Non può non sottolinearsi, allora la scarsissima attenzione dedicata dagli operanti agli schermi della videosorveglianza - annota il gip - impegnati com'erano, nella maggior parte del tempo, a osservare lo schermo del proprio telefonino". "Certo, - continua il giudice - non vi è dubbio che all'esito fatale hanno contribuito altre responsabilità, prime fra tutte quelle di aver consentito che in una camera di sicurezza vi fossero sbarre orizzontali alle finestre, certamente congegnali per chi abbia intenti suicidari", a cui si somma la "scarsa esperienza degli agenti coinvolti, tutti molto giovani e all'inizio della loro carriera". Elemento che li ha portati a "una franca sottovalutazione del rischio che si stava concretizzando sotto i loro occhi e a concentrarsi, invece, su adempimenti meno noiosi o sul loro telefonino".

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