Si suicida tifoso interista: aveva perso occhio durante scontri derby

L'uomo, Virgilio Motta, aveva avuto diritto a un risarcimento da 140mila euro dagli ultrà che l'avevano colpito. Ma i soldi non sono mai arrivati

La scenografia di un derby

Si è ucciso nella sua casa, impiccandosi, Virgilio Motta, tifoso interista che, tre anni fa, perse un occhio negli scontri del derby. A seguito dei tafferugli avvenuti nel corso del derby del 15 febbraio, infatti, il giudice delle direttissime di Milano, Alberto Nosenzo, aveva condannato a pene comprese tra sei mesi di reclusione e quattro anni e mezzo di carcere sei ultrà milanisti accusati, a vario titolo, di rissa aggravata e lesioni. 

Alla pena più alta era stato condannato Luca Lucci, uno dei capi della curva sud che, secondo l'accusa, aveva sferrato il pugno contro Virgilio Motta che aveva poi perso la funzionalità dell'occhio sinistro, mai recuperata nonostante molti interventi chirurgici. Quella sera, stando a quanto ricostruito dalle indagini del pm Giovanni Polizzi, alcuni supporter rossoneri erano scesi dal secondo anello al primo per vendicare quello che gli appariva come uno 'sgarro': un loro striscione tirato giù e strappato da alcuni tifosi nerazzurri.

A Motta - che, come ha chiarito l'avvocato Bosisio, era allo stadio con altri amici "della 'Banda Bagaj ('bambinì in dialetto milanese, ndr)', nata per portare i piccoli a vedere le partite" - era stata riconosciuta una provvisionale di 140mila euro a carico dei condannati da versare in solido. E la sentenza era stata, in sostanza, confermata anche in appello, salvo lievi diminuzioni per alcuni imputati.

Il legale, che rappresentava Motta come parte civile nel processo, ha raccontato che "i condannati non hanno mai versato i 140 mila euro che gli dovevano perché pare che risultino nullatenenti e quindi l'anno scorso Motta ha dovuto accettare di firmare un accordo per avere piccoli versamenti a rate nell'arco di oltre 5 anni".

Il desiderio del tifoso nerazzuro, padre di una bambina, però, ha proseguito l'avvocato, "era quello di avere quei 140mila euro per provare ad andare all'estero, la considerva l'ultima 'carta' possibile da 'giocare' per cercare di riavere in parte l'occhio perduto".

Lasciando l'aula del processo di primo grado, dopo le condanne, l'uomo, con una benda all'occhio, aveva detto ai cronisti: "Quel pugno mi ha cambiato la vita e moralmente non sto bene". Poco prima la moglie di Lucci gli aveva gridato contro: "I 140 mila euro te li devi spendere tutti in medicinali, maledetto infame".

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I funerali si svolgeranno sabato pomeriggio alle 15 nella chiesa di San Donato Milanese.

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