Tangenti per i lavori alla caserma Montebello: 8 indagati, tra loro un dirigente del ministero

Nel mirino della procura i lavori alla caserma Montebello. Valore: 38 milioni di euro. I fatti

Mazzette, tangenti, sub appalti e lavori affidati ad amici e agli amici degli amici. Otto persone risultano indagate con le accuse a vario titolo di corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente per i lavori alla caserma Montebello di Milano, dal valore di 38 milioni di euro. 

Nel registro degli indagati - tutti raggiunti mercoledì da un avviso di chiusura delle indagini preliminari - risultano un dirigente generale del ministero delle infrastrutture e dei trasporti - all'epoca provveditore alle opere pubbliche a Milano -, un ingegnere del provveditorato alle opera pubbliche per la Lombardia e l'Emilia Romagna, un libero professionista e 5 fra amministratori e dipendenti di imprese private. 

Nel mirino della magistratura e degli stessi carabinieri, coordinati dai sostituti procuratori Giovani Polizzi e Paolo Filippini, sono finiti i lavori di ristrutturazione alla Montebello, la storica caserma dei carabinieri di via Vincenzo Monti che ospita, tra gli altri, il nucleo Radiomobile. Le opera erano stato affidate nel 2011 dal provveditorato all'impresa romana "So.Co.Stra.Mo" della famiglia Cinque. 

Mazzette e tangenti per i lavori alla caserma

Quell'affidamento, hanno ora accertato le indagini, non sarebbe stato casuale. I carabinieri parlano infatti di "gravi relazioni collusive fra alcuni pubblici funzionari del provveditorato di Milano e la dirigenza della ditta appaltatrice che hanno condizionato, sin dall’origine, l’affidamento e l’esecuzione dell’appalto". 

Il provveditore dell'epoca, oggi dirigente al ministero, nel 2014 avrebbe infatti incassato proprio dalla ditta romana una tangente di 50mila euro come "ringraziamento" per l'appalto vinto. Il denaro, "trasformato" in contante grazie una fattura falsa emessa da una seconda azienda "amica", sarebbe stato materialmente consegnato dal progettista esecutivo dell’appalto che, a sua volta, aveva "partecipato" alla mazzetta per sdebitarsi col dirigente che lo aveva segnalato alla "So.Co.Stra.Mo.". 

Ma non solo. Perché nel giro di corruzione ci sarebbe finito anche il responsabile unico del procedimento: l'ingegnere del provveditorato che, per chiudere un occhio, si sarebbe fatto ristrutturare - sempre dall'azienda romana - due suoi appartamenti per una spesa di circa 6mila euro. 

I fari di investigatori e inquirenti sui lavori alla Montebello si sono accesi a febbraio 2017, quando la "So.Co.Stra.Mo." ha presentato una richiesta di concordato preventivo. A quel punto alcuni subappaltatori hanno denunciato anomalie nella contabilizzazione delle opere e ritardi nel pagamento delle spettanze. Così i carabinieri hanno poi scoperchiato il vaso. 

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