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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca Sesto San Giovanni

Tangenti Falck, l'imprenditore: "Sono stato spremuto come un limone"

Parla di un sistema "che cancella il libero mercato" uno degli imprenditori coinvolti nell'inchiesta della procura di Monza. Avrebbe fatto lui i nome di Penati

"Noi abbiamo denunciato un sistema insospettabile e trasversale, che qualcuno chiama 'lobbismo' e che io chiamo 'mazzette', che non riguarda un solo partito, ma una classe politica". A parlare, raggiunto al telefono dall'Ansa, è Piero Di Caterina, imprenditore nel settore del trasporto pubblico, sentito dai pm nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Monza su un presunto giro di tangenti che vede indagato Filippo Penati, ex vicepresidente del Consiglio regionale lombardo ed ex presidente della Provincia di Milano.

Di Caterina, titolare della società di trasporti 'Caronte', sarebbe uno dei due imprenditori, assieme a Giuseppe Pasini, che avrebbero 'tirato in ballo' Penati in alcune testimonianze davanti ai pm di Milano, poi trasmesse per competenza ai magistrati di Monza che indagano su presunte mazzette nell'ambito di interventi urbanistici nelle aree ex Falck e Marelli di Sesto San Giovanni. Di Caterina spiega di essere stato convocato mesi fa dai magistrati milanesi, che indagavano sulle irregolarità nella bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia, per chiarire alcune questioni riguardanti "un affare immobiliare" con Luigi Zunino.

"Avrei potuto parlare solo di quello - chiarisce l'imprenditore - ma non vedevo l'ora di parlare con i magistrati per denunciare come questo sistema schiaccia la libertà di impresa non solo a Sesto San Giovanni, ma anche a Milano, come a Segrate e a Cinisello Balsamo, che sono i luoghi dove ho lavorato". Quando si entra nel mercato delle pubbliche forniture o dell'edilizia, aggiunge Di Caterina, "o si accettano quelle condizioni, che qualcuno chiama lobby e io chiamo mazzette, o si viene buttati fuori".

Per Di Caterina solo due 'strade' si aprono davanti, se si lavora in quell'ambito: "O le mazzette o ti vengono negati tutti i punti d'accesso al mercato, spesso attraverso l'amplificazione delle trafile burocratiche". L'imprenditore, che è indagato nell'inchiesta di Monza, non vuole entrare nel merito di quello che ha raccontato ai magistrati "perché rispetto il loro lavoro. Però e vero - conclude - da questo sistema, che è trasversale e non riguarda solo un partito, io sono stato spremuto come un limone" (ansa).

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