Tangenti: Pennisi patteggia la pena ma per ora resta in carcere

L'avvocato difensore dell'ex consigliere comunale ha raggiunto con la Procura un accordo: 2 anni e 10 mesi in carcere e 10 mila euro di risarcimento. I pm però hanno espresso parere negativo e per ora Pennisi rimane a San Vittore

Lo ha definito l'unico episodio della sua carriera politica nel quale ha incassato una mazzeta. Per questo stesso episodio Milko Pennisi, l'ex presidente della commissione urbanistica del Comune di Milano, è in carcere da febbraio scorso, ed ora ha chiesto il patteggiamento della pena.

Pellisi è stato arrestato in flagranza di reato con l'accusa di concussione ai danni dell'imprenditore Mario Basso che tre giorni prima l'aveva denunciato. La difesa dell'ex consigliere comunale ha raggiunto con la Procura un accordo: 2 anni e 10 mesi di carcere e 10 mila euro, questa la somma della tangente contestata, messi a disposizione (5 mila come risarcimento a Basso).

I pm Grazia Pradella, Laura Pedio e Tiziana Siciliano, titolari dell'inchiesta, hanno però dato parere negativo alla richiesta, subordinata all'accordo di arresti domiciliari, almeno fino a quando il giudice delle indagini preliminari non avrà deciso sulla congruità della pena concordata.

Dunque Pennisi dovrebbe rimanere a San Vittore finché la sua posizione, per questo capitolo (stralciato) di un'indagine più ampia, non verrà ratificata da un giudice diverso da quello che aveva firmato la custodia cautelare in carcere. Infatti nei confronti dell'ex esponente politico del Pdl l' inchiesta va a avanti: al vaglio degli inquirenti ci sono una serie di pratiche passate dalla commissione urbanistica comunale, i versamenti in contanti - qualche migliaia di euro per volta - su suoi tre conti correnti, e anche la sua attività alla fondazione Le Stelline.

I sospetti sono che quella di circa un mese e mezzo fa non sia stata l'unica tangente incassata da Pennisi, che ci possano essere stati altri episodi di concussione o anche di corruzione, e altre persone, funzionari, politici e imprenditori, coinvolti in un presunto giro di mazzette.

Pennisi, invece, si è difeso spiegando ai pm lo scorso 5 marzo che i soldi versati da Basso rappresentano l'unica cifra ricevuta in modo illegale e che non si sarebbe trattato di concussione ma di corruzione. Quanto ai versamenti sui suoi conti correnti ha sostenuto che erano relativi ai gettoni di presenza in Comune, al bonus per il suo incarico alla fondazione Le Stelline, all'affitto di un appartamento e agli aiuti del padre.

Con la proposta di patteggiamento l'ex consigliere mira a mettere fine a una vicenda che ha avuto un certo rilievo, anche perché è stato arrestato proprio mentre riceveva in pieno centro a Milano una busta con dentro 5 mila euro, la seconda tranche di una mazzetta da 10 mila per sbloccare una pratica edilizia.

La consegna della prima tranche era stata videoregistrata da Basso con una microtelecamera che gli era stata prestata da Fabrizio Biciò Pensa, fotografo ed ex collaboratore di Fabrizio Corona, che in precedenza aveva lavorato in una società dell'imprenditore. Quel video la scorsa settimana è stato diffuso su siti e tv, cosa di cui l'avvocato Antonio Bana, difensore di Pennisi, si era lamentato parlando di "massacro mediatico".




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