Targa per Abba, polemiche dalla Lega: «Proposta propagandistica»

Il Comune vorrebbe apporre una targa in via Zuretti: Abba, nel 2008, fu ucciso a sprangate a 19 anni da due baristi per avere rubato una scatola di biscotti

Fa discutere la targa che il Comune di Milano vorrebbe apporre al muro del palazzo di via Zuretti presso cui Abba, al secolo Abdul William Guibre, fu ucciso a sprangate nel 2008 da due proprietari di un bar, padre e figlio, perché aveva rubato una scatola di biscotti. Il presidente del Municipio 2, il leghista Samuele Piscina, parla di proposta «propagandistica» e chiede che sia ritirata, spiegando che il condominio e l'intera via devono sopportare, ogni anno, le manifestazioni in ricordo di Abba con «atti vandalici» annessi, e parla di «vicenda di cronaca nera molto controversa e divisiva».

Per l'esponente della Lega, semmai il Comune dovrebbe provvedere ad un indennizzo agli abitanti dello stabile. O almeno, se proprio vorrà apporre la targa, dovrebbe farsi carico delle spese per il ripristino del decoro che verrebbe minato ad ogni manifestazione con graffiti e scritte varie sui muri, sulla serranda del negozio e sui marciapiedi.

L'amministratore dello stabile (che si trova al civico 51) la mette invece solo sul piano del decoro e, in risposta all'idea della targa, chiede se il Comune voglia farsi carico, «in perpetuo», della pulizia da scritte e graffiti che periodicamente vengono disegnati sui muri del palazzo da chi partecipa alle manifestazioni in ricordo di Abba, «garantendo il futuro decoro del palazzo».

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Per l'omicidio di Abba, nel 2014 la Corte di Cassazione ha condannato i due responsabili, Fausto e Daniele Cristofoli, a quindici anni e quattro mesi di reclusione. La notte del 14 settembre 2008, Abba, diciannovenne con cittadinanza italiana e originario del Burkina Faso, venne ucciso con una sprangata alla testa, dopo che Fausto e Daniele Cristofoli, due baristi, lo avevano inseguito perché aveva rubato con alcuni amici dei pacchetti di biscotti. Sempre stando alle indagini, i due baristi, padre e figlio, mentre lo rincorrevano gridarono anche frasi come "negri di m..." e "sporchi negri, vi ammazziamo".

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