Tartarughe all'Istituto Tumori: i piccoli pazienti si prendono cura di loro

La storia di una tartaruga che si è ammalata

Immagine di Repertorio (Cocoparisienne/Pixabay)

Una tartaruga ammalata si trasforma in un'occasione di crescita e di cure per bambini e ragazzi che vivono una condizione molto diversa dalla maggior parte dei loro coetanei: sono infatti pazienti oncologici del reparto di pediatria dell'Istituto Tumori. La storia viene raccontata da Giulia Bonezzi sulle pagine de Il Giorno ed è il frutto di un percorso che inizia ben più lontano. 

Il reparto ospita ventitré posti letto e circa duecento nuovi pazienti all'anno, fino ai vent'anni d'età. E, in terrazza, tre tartarughe che hanno un nome: i maschi Magoo e Napoleone e la femmina Maria Stuarda. Professionalmente se ne occupa un giardiniere (stipendiato dalla Lega per la Lotta contro i Tumori), ma i piccoli pazienti le amano alla follia e, quando vogliono, vanno a giocare con loro nello spazio apposito. 

Recentemente Maria Stuarda si è ammalata, così è stata portata dal veterinario. In attesa che rientri in istituto, i ragazzi hanno preparato una casetta in cui la tartaruga si possa riposare in convalescenza, prima di tornare alla vita di sempre in terrazza. Ma non è tutto: insieme alle educatrici, lo psicologo clinico Carlo Clerici (all'Istituto Tumori dal 2012) ha creato un laboratorio didattico sulle tartarughe, che poi si è trasformato in un libro artigianale ("Anche le tartarughe") con testi, disegni e fotografie. 

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Si tratta di una storia di pet therapy che va avanti da decenni, dunque in un certo senso anticipatrice, che riconosce nel rapporto con gli animali una (importante) forma di cura e di terapia, ovviamente non esclusiva, ma votata al benessere generale, complessivo, della persona. Di complemento rispetto ai farmaci e alle riabilitazioni tradizionali. 

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