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Gli alberghi si ribellano alla tassa di soggiorno

Gli alberghi si ribellano alla tassa di soggiorno

Tassa di soggiorno, albergatori in rivolta. Esenzioni a rischio

Il consiglio comunale stabilirà se tenere le esenzioni, come i giovani negli ostelli o gli universitari nei pensionati. Albergatori sul piede di guerra

Non solo l'aumento della tassa di soggiorno per chi visita Milano, stabilito verso la fine di giugno: ora il comune starebbe per eliminare alcune esenzioni. Mentre per il primo anno d'applicazione si pagava un euro per ogni stella, ora si pagherà un euro in più, sempre però con il massimo di 5 euro previsto dalla legge. Il rincaro è scattato il 1 luglio 2013.

Finora, però, sono previste alcune esenzioni, come per gli under 30 che pernottano negli ostelli oppure gli accompagnatori di disabili o ricoverati negli ospedali, ma anche agli studenti universitari under 26 che alloggiano nei pensionati per studenti o le forze dell'ordine per ragioni di servizio.

A luglio il consiglio comunale dovrebbe però discutere una delibera che trasformerà le esenzioni in agevolazioni. Questo significa che la tassa di soggiorno non sarà più gratis per alcune categorie ma scontata rispetto alla tariffa piena: due euro al giorno a prescindere dal genere di struttura in cui si pernotta. Gli albergatori milanesi non ci stanno e convocano l'assemblea di categoria per il pomeriggio di mercoledì 3 luglio. "L'aumento, fatto solo per far cassa, non tiene conto della ricaduta pesante sull'intero indotto cittadino: meno clienti negli alberghi, meno persone nei ristoranti, meno acquisti nei negozi", scrive in una durissima nota l'associazione albergatori milanesi.

"L'aumento favorisce il sommerso e rischia di scoraggiare il flusso dei turisti stranieri in vista di Expo", commenta Renzo Iorio, presidente di Federturismo Confindustria. E secondo Giorgio Palmucci (associazione italiana Confindustria Alberghi), "l'inasprimento non tiene in conto le esigenze del mercato, in questo momento molto sensibile alla variabile economica. Inoltre la scelta di rendere efficace la delibera dopo soli 9 giorni, non ha permesso di rendere un’informativa chiara e trasparente a quanti hanno già scelto di soggiornare a Milano e questo certamente non aiuterà le imprese e l’immagine della città".

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