Cronaca

"Capace di progetti di morte": chi è la stalker che ha tentato di uccidere il collega con l'acido

La donna è stata arrestata dai carabinieri. La vittima si è salvata per miracolo, sputando l'acqua senza ingerirla

Si sarebbe sentita messa da parte, quasi "mobbizzata", nonostante in generale fosse sempre stata una persona "solare": così una compagna di scuola descrive la donna di 52 anni che, martedì 28 agosto, ha cercato di uccidere un collega di lavoro all'Eni di San Donato versandogli acido cloridico nella bottiglia di acqua minerale. 

Di poca propensione al lavoro in team parlano invece la vittima, un uomo di 41 anni che si è salvato perché si è accorto che l'acqua non era soltanto acqua e ha sputato immediatamente il sorso che aveva preso, e la collega 35enne che, martedì, non si era presentata al lavoro. I due, nel mese di agosto, dall'8 al 27, avevano sporto quattro denunce contro ignoti ai carabinieri: biglietti di minacce, telefonate, perfino pedinamenti, soprattutto nei confronti della 35enne ma anche del 41enne.

E' il quadro che emerge dopo l'arresto della donna ad opera dei carabinieri, che mentre il 41enne veniva portato in ospedale in codice giallo per escoriazioni alla papilla gustativa hanno setacciato l'ufficio in cui lavoravano i protagonisti della vicenda, trovando una bottiglietta vuota con la scritta "AA" in pennarello e una siringa nel cassetto di pertinenza dell'arrestata.

E poi, nella sua abitazione, bombolette spray del tutto compatibili con gli imbrattamenti sull'auto e a casa della collega 35enne. E infine, analizzando i tabulati telefonici, l'evidenza che le telefonate (mute e continue) sempre alla 35enne provenivano dall'utenza dell'arrestata.

Per il gip Franco Cantù Rajnoldi, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, la donna vive una personalità incline a progettare e eseguire "progetti di morte". Effettivamente l'uomo ha rischiato di morire. Sarebbe successo se avesse ingerito l'acqua anziché sputarla immediatamente.

La donna, incensurata e residente a San Donato, è stata inizialmente fermata con l'accusa di atti persecutori, poi trasformata in tentato omicidio. Nella sua agendina aveva preso appunti sulle possibili "miscele" di acido e, dall'analisi del suo smartphone, è emerso che recentemente aveva cercato su Google informazioni su questo modo di uccidere.

Il 41enne, originario di Camaiore e a Milano da sette anni per lavoro, nel frattempo l'ha scampata. Ricoverato in codice giallo per le escoriazioni, ha avuto una prognosi di tre giorni e ora cerca di lasciarsi tutto alle spalle: si è reso conto che avrebbe potuto perdere la vita.

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