"Sono della Ms13" e accoltella 19enne al collo: preso l'uomo che sognava di fare il pandilleros

In manette un 31enne che millantava, e sognava, di entrare nella gang Ms13. La storia

Un tatuaggio dedicato alla Ms13 - Foto Fbi da Wikipedia

C'è forse una storia tra tutte che meglio tratteggia il profilo di Perez Solorzano Osmin Armando, nato a El Salvador nel 1988, in Italia da anni e con alle spalle una sfilza di precedenti. Su alcuni dei documenti che ha dovuto firmare davanti a carabinieri e pubblici ministeri, il 31enne non ha messo né il suo nome né il suo cognome, ma una sigla: "Ms13". Due lettere e due numeri che significano "semplicemente" Mara Salvatrucha, quella banda - "pandilla" per dirla con le loro parole - che è tra la gang più famose, e violente, del mondo.

Per lui, per Perez Solorzano, quelle due lettere e quei due numeri sono pian piano diventati un incubo, un tormento, tanto da arrivare a rischiare di ammazzare un ragazzino soltanto in nome della "Mara", di cui sembra in realtà neanche facesse parte. 

Adesso, però, per quel tentato omicidio - avvenuto all'alba del 15 dicembre a Milano - il 31enne è finito in carcere. A fermarlo sono stati i carabinieri della compagnia Porta Monforte, guidati dal comandante Silvio Maria Ponzio, che quella mattina erano stati chiamati dai medici del 118 che avevano soccorso un 19enne salvadoregno in fin di vita fuori da un locale di via Popoli Uniti. 

La "coltellata" fuori dalla discoteca 

Il ragazzo aveva una ferita da arma da taglio profondissima alla gola - con un'arteria del collo recisa - e al mento, tanto che i dottori avevano dovuto operarlo immediatamente per salvargli la vita. 

Il lavoro dei militari era partito dalla ricerca dei testimoni, pochissimi, e dalle visione delle immagini registrate dalla telecamera di un residente di zona, che aveva immortalato la corsa di un giovane verso la vicina metro. Gli abiti indossati dal fuggitivo - cappellino, maglia larga e una vistosa catena - erano proprio quelli descritti dalla vittima in ospedale qualche ora dopo l'operazione. 

Lo stesso 19enne, una volta in grado di parlare, aveva raccontato di essere stato aggredito da un uomo che non conosceva, che - nella discoteca - gli aveva detto di essere della Ms13 e lo aveva accusato di essere di una gang rivale, cosa in realtà non vera. Una volta all'esterno, poi, la follia: con il fendente sferrato al collo con un coccio di bottiglia e la fuga prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. 

La foto su Facebook e il "match"

Alla ricerca del colpevole, i carabinieri hanno "rivoltato" il profilo Facebook del giovane e attraverso una serie di collegamenti sono arrivati a un amico in comune tra vittima e aggressore, che proprio sui social aveva postato una foto di lui insieme al presunto colpevole. 

I militari hanno salvato quell'immagine e l'hanno inserita nel "C-Robot": una banca dati - usata per la prima volta in questa indagine - che raccoglie tutti i fotosegnalamenti e li compara con un'altra fotografia attraverso dei parametri fisionomici. I due volti inseriti nel sistema hanno dato un "match", un indice di compatibilità, del 99,9%, convincendo i carabinieri che era proprio quello l'uomo da cercare. 

Il "sogno" della Ms13

Da lì gli investigatori sono arrivati al nome di Perez Solorzano e hanno chiesto alla procura un'ordinanza di custodia cautelare - che è puntualmente arrivata - per il reato di tentato omicidio.

I suoi dati hanno anche restituito tutta la storia criminale di quell'uomo che si vestiva come i pandilleros della Ms13, si atteggiava come loro, firmava con la loro sigla e sognava di diventare uno di loro perché in fondo - stando agli atti - nella banda non ci è mai entrato ufficialmente. 

Negli ultimi cinque anni, dal 2014 al 2019, ha messo insieme nove precedenti per reati contro la persona, dai maltrattamenti in famiglia - la moglie e la figlia lo hanno lasciato e sono andate via di casa - a un'altra aggressione con una bottiglia rotta messa a segno l'8 settembre contro un altro connazionale. 

Due giorni dopo il tentato omicidio, invece, era andato in caserma ad Abbiategrasso - dove vive - e si era presentato con un coltello di 22 centimetri in tasca, beccandosi una denuncia. La folle serie l'ha chiusa il 31 dicembre, quando ha rapinato il Carrefour con una spranga in pugno ed è stato arrestato e portato in carcere a Pavia, dove i militari lunedì gli hanno notificato il nuovo arresto. 

"L'omertà" del locale

Durante l'indagine, gli investigatori hanno dovuto fare i conti anche con "l'omertà" del titolare del locale. Pur avendo assistito all'aggressione ha sempre negato e subito dopo il tentato omicidio - hanno accertato i carabinieri - ha lavato le tracce di sangue dall'asfalto usando acqua e candeggina. 

Lo scorso 19 gennaio, i militari si sono presentati nella discoteca insieme ai colleghi del Nas e dell'ispettorato del lavoro e lo hanno sanzionato con multe per 20mila euro per carenze igieniche e per la presenza di lavoratori in nero. 

È verosimile, stando alle ricostruzioni dell'inchiesta, che abbia agito così per difendere la propria attività e non l'aggressore. Quell'aggressore che per il "sogno" della Ms13 ha quasi ucciso un 19enne, che sul volto avrà per sempre una cicatrice dal collo fino all'orecchio. 

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