Terrorista arrestato nel Milanese: arrivò a febbraio con un barcone

Il ventiduenne marocchino arrestato perché coinvolto nell'attentato al museo del Bardo di Tunisi era arrivato a Porto Empedocle nel febbraio del 2015. La madre e due fratelli vivono, regolarmente, nel Milanese

Touil Abdelmajid, il 22enne arrestato

Era arrivato in Italia, una prima volta, tre mesi fa. Era sbarcato a Porto Empedocle, da un barcone carico di migranti irregolari. Stava cercando, con ogni probabilità, di raggiungere sua madre e i suoi due fratelli che da tempo vivono - regolarmente - in via Pitagora 14 a Gaggiano, in provincia di Milano (GUARDA IL VIDEO). 

Touil Abdelmajid, il ventiduenne marocchino arrestato martedì sera a Gaggiano perché ritenuto coinvolto nell’attentato al museo del Bardo di Tunisi, era arrivato in Italia da clandestino il 17 febbraio del 2015. 

Per lui, il questore di Agrigento aveva immediatamente firmato un provvedimento di espulsione. Si suppone - come spiega la Digos milanese, che ha agito insieme al Ros dei carabinieri - che il ventiduenne sia quindi andato nuovamente a Tunisi, dove avrebbe poi preso parte attivamente alla strage nel museo, che era costata la vita a ventiquattro persone, tra cui quattro italiani

Abdelmajid era stato identificato al momento dello sbarco a Porto Empedocle. Poi, su di lui il nulla. Né una segnalazione, né frequentazioni con ambienti radicali: assolutamente nulla, sottolineano dalla questura di Milano. 

Per gli inquirenti tunisini, però, il ventiduenne avrebbe pianificato e partecipato attivamente all’attentato al museo del 18 marzo scorso. Per questo, le accuse ipotizzate dalla polizia di Tunisi nei suoi confronti sono di omicidio volontario, cospirazione, incendio e distruzione e partecipazione a sequestro di persone. 

Gli agenti italiani, su richiesta della procura di Roma che indaga, lo hanno fermato martedì sera mentre passeggiava su una strada provinciale di Gaggiano. Non ha detto nulla, né ha cercato di fuggire. 

La famiglia, secondo quanto sottolinea la polizia, sarebbe assolutamente estranea al tutto. Era stata proprio la madre del ventiduenne, una badante residente nel paese del Milanese, ad aprile scorso - dopo l’attentato - a denunciare la scomparsa del passaporto del figlio ai carabinieri di Trezzano sul Naviglio. E il fratello del 22enne, dopo l'arresto, ha affermato che Abdelmajid in realtà non ha mai lasciato l'Italia dopo il suo arrivo di febbraio. Gli fanno eco alcuni vicini di casa che hanno dichiarato alla stampa che il ragazzo si trovava in Italia nel giorno dell'attentato.

In seguito alla denuncia è stato possibile ricostruire il collegamento con la strage al Museo del Bardo, perché Abdelmajid era già latitante e ricercato dalle autorità di Tunisi. "I controlli sugli immigrati funzionano - ha sottolineato Bruno Megale, dirigente della Digos - Era stato identificato e così è stato possibile localizzarlo. Adesso stiamo ricostruendo tutti i suoi movimenti da quando è arrivato fino a quando è stato arrestato”. 

Gli agenti che lo hanno arrestato hanno sequestrato diverso materiale appartenente al ventiduenne e trovato in casa della madre del ragazzo. Su quegli stessi materiali - la cui natura non è stata resa nota - sono in corso approfondimenti. 

Il 18 marzo scorso, giorno dell'attentato, un gruppo armato aveva fatto irruzione nel museo tunisino, a quell’ora frequentato da numerosi turisti, molti dei quali sbarcati dalle crociere attraccate nel vicino porto. Dopo ore di minacce, morti e paura, un blitz delle forze speciali tunisine aveva posto fine al tragico assalto. 

Un tragico assalto al quale, secondo le autorità tunisine, ha partecipato anche il ventiduenne arrestato a Gaggiano.

Ora per lui si aprirà il procedimento di estradizione, che verrà iniziato alla corte d'appello di Milano, mentre l'ultima parola (in caso i giudici dicano di sì) spetterà al ministero della giustizia. Con il "nodo" della pena di morte, prevista in Tunisia ma di fatto non applicata dal 1991. La Costituzione italiana prevede che in questo caso non si possa estradare, a meno che non sia garantito che lo specifico imputato non venga condannato a morte. Considerando che il presidente e il partito di maggioranza in Tunisia sono contrari alla pena capitale, questo non dovrebbe essere un problema.

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