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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

Terrorismo islamico, procura milanese mantiene aperte indagini

A Milano, che dopo l'11 settembre del 2001 fu una delle citta' italiane in cui venne individuato il maggior numero di soggetti sospettati di essere terroristi islamici, inquirenti ed investigatori stanno effettuando un "monitoraggio costante" su possibili nuovi gruppi jihadisti

Si alza sempre di più anche a Milano l'attenzione per il possibile reclutamento di adepti per l'Isis, l'auto proclamato califfato islamico che, in Iraq e in Siria, sta cercando di assoggettare sempre maggiori aree. Con minacce, violente e dirette, anche all'Occidente. 

In una relazione della Procura milanese si legge che sono in corso «complesse indagini» con al centro il reato di terrorismo internazionale (art. 270 bis, introdotto dopo l’attentato alle Torri Gemelle), anche se fonti qualificate hanno precisato che per il momento si tratta di accertamenti, avviati già da tempo, da parte delle «forze di polizia che mantengono alta l’attenzione sul fenomeno».

A Milano, che dopo l'11 settembre del 2001 fu una delle citta' italiane in cui venne individuato il maggior numero di soggetti sospettati di essere terroristi islamici, inquirenti ed investigatori stanno effettuando un "monitoraggio costante" su possibili nuovi gruppi jihadisti e, da quanto risulta, hanno anche aperto tempo fa un fascicolo di inchiesta che vede indagati alcuni siriani. E tutto cio' in un periodo in cui, tra l'altro, i militanti del cosiddetto 'Stato islamico' dell'Isis, attivi soprattutto in Iraq e in Siria, stanno reclutando anche combattenti in Europa.

In una relazione della Procura milanese si legge, infatti, che sono in corso "complesse indagini" con al centro il reato di terrorismo internazionale (art. 270 bis, introdotto dopo l'attentato alle Torri Gemelle), anche se fonti qualificate hanno precisato che per il momento si tratta di accertamenti, avviati gia' da tempo, da parte delle "forze di polizia che mantengono alta l'attenzione sul fenomeno". Da quanto si e' saputo, tra gli indagati in un fascicolo aperto quasi due anni fa ci sarebbero 4 siriani, tra cui Haisam Sakhanh che per oltre dieci anni ha vissuto a Cologno Monzese e che poi da oltre due anni ha fatto perdere le sue tracce. Dopo aver reclutato combattenti, sarebbe partito per la Siria assieme ad altri connazionali.

Nell'ultimo 'Bilancio di responsabilita' sociale' dell'ufficio inquirente milanese, pubblicato qualche mese fa, il procuratore Edmondo Bruti Liberati ha sottolineato, tra le altre cose, i "possibili riflessi" anche nel capoluogo lombardo "delle tensioni sovranazionali" in Siria, Iraq, Libia ed Egitto, in relazione soprattutto a "attivita' o movimenti di persone" legate a gruppi terroristici. C'e' da dire, infatti, che proprio a Milano, tra le moschee di viale Jenner e di via Quaranta, ha operato poco piu' di dieci anni fa, quando era da poco cominciata la guerra in Afghanistan, Abu Omar, l'imam egiziano che venne rapito nel 2003 dagli uomini della Cia e poi torturato. Imam che, pero', e' stato anche condannato lo scorso gennaio a 6 anni di carcere con l'accusa di aver reclutato "adepti" nel capoluogo lombardo pronti anche al "martirio".

Anche in questi ultimi mesi, da quanto si e' saputo, il dipartimento anti-terrorismo guidato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli ha monitorato le possibili recrudescenze del fondamentalismo islamico in citta', anche se al momento, come spiegano dal quarto piano della Procura, non si segnalano situazioni "gravi o allarmanti".

Le attivita' di analisi degli inquirenti e degli investigatori del Ros e della Digos si sono concentrate soprattutto sulla cosiddetta "radicalizzazione via web" di persone di origine straniera ma cresciute in Lombardia e che hanno abbracciato la causa della jihad. Nella relazione firmata da Bruti Liberati, infatti, si parla di accertamenti in corso "sull'evoluzione del fenomeno terroristico", ossia sulle forme di cosiddetto "terrorismo individuale" o "terrorismo home-grown".

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