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Test sierologici per covid, blitz della finanza: indagati i vertici di San Matteo e Diasorin

Blitz della finanza all'alba. Tra gli indagati tutti i vertici dell'ospedale e dell'azienda

"Bomba" sulla sanità lombarda. La guardia di finanza, su delega del procuratore Aggiunto Mario Venditti e del dottor Paolo Mazza, ha eseguito mercoledì mattina diverse perquisizioni domiciliari e locali nei confronti - si legge in una nota - "di diversi soggetti indagati per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e peculato".

Nel mirino delle fiamme gialle c'è l'accordo tra regione Lombardia, Irccs San Matteo di Pavia e l'azienda piemontese Diasorin per i test sierologici "anti coronavirus". 

Test sierologici, blitz della finanza

"Tra i soggetti indagati - mette nero su bianco la finanza - figurano il Presidente, il Direttore Generale ed il Direttore Scientifico della Fondazione Irccs San Matteo di Pavia, il Responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare del medesimo istituto, nonché l’Amministratore Delegato della società biotecnologica piemontese Diasorin S.p.a".

Al San Matteo risultano quindi indagati il presidente Alessandro Venturi, il direttore generale, Carlo Nicora, il direttore scientifico e il responsabile del laboratorio di virologia molecolare, Fausto Baldanti. 

I finanzieri, stando a quanto appreso, avrebbero sequestrato documenti cartacei e informatici. L'ipotesi di investigatori e inquirenti è che la Diasorin sarebbe "stata favorita a discapito di altre potenziali concorrenti trasferendo ad essa tutti i risultati delle attività di ricerca e sperimentazione effettuate dalla Fondazione Irccs San Matteo di Pavia, nel settore dei test sierologici per la diagnosi di infezione da Covid-19".

Le fiamme gialle stanno anche cercando di "delineare  i rapporti economico commerciali esistenti tra Diasorin, Fondazione Istituto Insubrico di Ricerca per la Vita e la società Servire S.r.l. tutte operanti presso l’Insubrias Biopark di Gerenzano". 

Il tar e il consiglio di Stato 

L'indagine, hanno spiegato i finanzieri, nasce dalla denuncia presentata da "una società concorrente" - si tratterebbe della Technogenetics - contro "il rapporto collaborativo instaurato tra la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e la società piemontese per lo sviluppo di test sierologici e molecolari per la diagnosi da infezione Covid-19, allo scopo di ottenere la marcatura Ce. Tale accordo veniva stipulato - hanno sottolineato gli investigatori - senza gara rendendo possibile un vantaggio economico per l’impresa piemontese.

In sostanza l'ospedale pavese avrebbe fornito i dati soltanto all'azienda piemontese - senza un bando pubblico - permettendole così di creare un test sierologico, poi acquistato dal Pirellone per la campagna di screening e utilizzato anche per gli studi sulle cure con il plasma iperimmune.

Sulla vicenda si sono già espressi il Tar - che aveva bocciato l'accordo tra San Matteo e Diasorin - e il consiglio di Stato, che lo aveva poi "riabilitato", chiedendo però una sorta di ulteriori indagini per capire se è normale prassi che una proposta di ricerca arrivi da un'azienda privata e sia accolta da un ospedale pubblico per avviarla e portarla al termine, in cambio - come sembra - di una percentuale futura. 

Ben più pesante il Tar, che l'8 giugno si era pronunciato contro la procedura in affidamento diretto che aveva portato il Pirellone all'acquisto di oltre 500 mila test prodotti proprio da Diasorin in collaborazione con il San Matteo di Pavia. I giudici amministrativi avevano stigmatizzato la Fondazone Irccs San Matteo per avere "impiegato risorse pubbliche con modalità illegittime sottraendole alla loro destinazione indisponibile", cioè per avere speso denaro pubblico che doveva essere destinato obbligatoriamente ad altro scopo.

Cosa prevedeva l'accordo

Secondo il decreto legislativo 288/2003, gli Irccs possono accordarsi con soggetti pubblici e privati purché vi siano ad esempio "chiare modalità di distribuzione dei profitti connessi alla brevetttazione dei risultati", "vincolandone la destinazione al finanziamento delle attività istituzionali", e "adeguate regole di trasparenza dei flussi finanziari", nonché "obiettivi e tempi certi per il loro raggiungimento".

La convenzione tra il San Matteo e la Diasorin, invece, secondo il Tar non ha per oggetto soltanto la "validazione di un prodotto finito", ma anche eventuali studi clinici ulteriori per la valutazione della diagnostica, senza determinare un prezzo specifico complessivo, salvo la previsione che sia di almeno 20mila euro all'anno per dieci anni a favore del San Matteo. C'è poi l'aspetto della concorrenza. Secondo il Tar - la cui versione sembra confermata dai finanzieri - Diasorin ha di fatto goduto di una posizione favorevole dal punto di vista competitivo, accedendo in via esclusiva ai mezzi, alle strutture, ai laboratori e alle conoscenze scientifiche della sua controparte, cioè il San Matteo, al contrario dei concorrenti.

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