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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Il capo gli dà della "testa di c... o": lui fa causa e la vince

Protagonista un autotrasportatore: i giudici milanesi condannano il datore di lavoro al risarcimento di 500 euro per l'ingiuria. Ecco la motivazione

Attenzione. Apostrofare i collaboratori alle proprie dipendenze in malo modo potrebbe costare caro. In tutti i sensi. Lo sa bene il titolare di un'azienda di autotrasporti di Milano, che si è visto citare in giudizio da un suo autotrasportatore: l'uomo, infatti, avrebbe chiamato il dipendente con il comunissimo - ma poco elegante - "testa di c... o".

Il titolare, qualche tempo fa, si era trovato a respingere le dimissioni del dipendente. Ne era nata un'aspra discussione, culminata con un "testa di c... o". L'insultato se l'era legata al dito, e aveva portato il datore in tribunale: sia per l'insulto sia per aver riconosciuto lo status di dipendente, visto che firmava di volta in volta contratti su singole commissioni. In primo grado (tribunale, sezione lavoro) è stato disposto un risarcimento di 150 euro, e "negata la dipendenza".

Ma i giudici in appello hanno "stravolto" la sentenza. L'insultato ha avuto 500 euro come risarcimento per l'offesa e quasi 12mila euro per differenze retributive dovute all'innalzamento dello status lavorativo. Secondo le motivazioni, infatti, chi si trova a essere insultato dal proprio datore di lavoro "non è nelle condizioni di poter rispondere a tono con un linguaggio altrettanto offensivo, nonostante l'espressione sia ormai di uso comune".

 

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