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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca

Tifoso morto a Milano, ricorso in appello della procura: "Fu omicidio volontario"

In primo grado il tifoso napoletano Manduca è stato condannato a quattro anni per omicidio stradale

Ricorso in appello della procura di Milano contro la sentenza di primo grado con cui il 40enne ulrà del Napoli Fabio Manduca è stato condannato a quattro anni di reclusione per omicidio stradale per avere travolto con il proprio Suv Daniele Belardinelli, ultrà del Varese morto negli scontri del 26 dicembre 2018, poco lontano dallo stadio di San Siro prima della partita Inter-Napoli. 

I pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri avevano chiesto 16 anni di carcere per omicidio volontario col cosiddetto "dolo eventuale". Il 40enne, arrestato a ottobre del 2019 dopo una lunga indagine della Digos di Milano, era imputato con rito abbreviato. Manduca ha sempre smentito la volontarietà di uccidere: "Non ho investito nessuno, sono solo fuggito spaventato perché intorno all'auto avevo una trentina di persone. E se ho investito qualcuno, non me ne sono accorto", aveva detto l'ultà partenopeo interrogato in aula.

"Voleva scappare dopo assalto interisti"

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, il gup Carlo Ottone De Marchi scrive tra l'altro che l'atteggiamento di Manduca "non sembra proiettato con significativa decisione verso la deliberata commissione dell’illecito" e che, "contrariamente a quanto rappresentato dall’accusa", non ci sono prove sulla "volontà dolosa" di Manduca che investì Belardinelli con una condotta "connotatata da colpa da previsione e non da dolo". Ancora, "dopo l’agguato sulla strada da parte dei tifosi interisti, Manduca reagì con un comportamento repentino e impulsivo" e, con "una grave disattenzione", cercò di "abbandonare al più presto la situazione di guerriglia venuta a crearsi con l’invasione della carreggiata da parte dei tifosi" nerazzurri. La sua condotta, "per quanto imprudente", non fu dunque volontaria.

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