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La foto della polemica, coi topi in casa

La foto della polemica, coi topi in casa

Topi liberati dalla Statale, ancora rinchiusi: "Tutte falsità"

Gli animalisti replicano alle foto dei topi "dalla padella alla brace": liberati dall'Università statale, rinchiusi ancora in gabbie: "Tutte falsità", scrive un'attivista

Dopo la pubblicazione su Facebook di diverse fotografie dei topi liberati in Università statale, dove, in un bagno, erano in alcune gabbie "del tutto simili" a quelle dove li tenevano i ricercatori, sullo stesso social network c'è stata una sorta di rivolta degli animalisti. 

Che, per voce di Giulia Carlini - molti dei roditori sono accuditi nella sua abitazione - precisano come "il trattamento sia completamente diverso". "Ci sono le immagini dei topi, tutti assieme, dentro a degli scatoloni. Sono state scattate la sera stessa, quando ai ragazzi è stato detto che potevano portare via tutti i topi che fossero riusciti a portare in un solo "viaggio" dai piani superiori di quel posto. Mi pare ovvio ed evidente che fosse impossibile portarli fuori uno per uno, per salvarne il più possibile li hanno messi dentro a delle scatole", spiega Giulia.

"Mi pare altrettanto ovvio ed evidente che nessuno possa avere 90 gabbie in casa così, senza preavviso. La prima notte l'hanno dunque passata in scatoloni più grandi che sono riuscita a recuperare. Seguono foto di topini ammassati tutti in una sola gabbia. Come specificato nelle didascalie che accompagnavano suddette foto, erano stati messi nelle prime poche gabbie che ho recuperato la mattina seguente al fine di andare dal veterinario per una prima visita e per dividerli. Anche questo è stato decontestualizzato, accusandomi di tenere 30, 40 topi in una sola gabbia.fosse stato così si sarebbero sbranati tutti a vicenda e sarebbero morti tutti, cosa che non è avvenuta", continua.

"Tutti gli altri non sono più in casa mia da tempo: sono andati in adozione singolarmente, previa regolare compilazione di modulo di adozione per ogni singolo topo, controlli pre affido e seguiranno i controlli post affido. Fintanto che le gabbie sono state in casa mia sono state pulite integralmente due volte a settimana, ogni singolo topo ogni giorno ha ricevuto due cambi acqua (mattino e sera) nonchè cibo idoneo", prosegue.

"Ogni mattina prima di andare in ufficio sono passata a sistemare i topi. Nessuno ha dunque acceso luci per andare in bagno la notte nè si è lavato o ha utilizzato quel bagno. Le gabbie erano molte in una sola stanza? Si. Ma ogni topo ne aveva una intera a sua disposizione, con un corretto cambio di aria: che poi intorno alla sua ce ne fossero altre dieci o nessuna poco gli cambiava. Dove stavano prima erano ammassate alla stessa maniera se non peggio, in più topi in gabbiette grandi meno della metà delle mie. Gabbie asettiche, senza nessun arricchimento ambientale, senza nemmeno un nido dove rifugiarsi. Certo tutti gli esperti che hanno tuonato contro il presunto maltrattamento avvenuto in casa mia sapranno quanta sofferenza crei una detenzione in simili condizioni. Mi pare evidente che non ci sia stato nessun maltrattamento, ma solo gran lavoro per fare del mio meglio in una situazione di emergenza, e mi pare altrettanto evidente il bisogno di infangare con falsità chi contrasta la vivisezione", chiosa.

"Ho pubblicato volutamente senza privacy quelle foto, per mostrare che non è vero che li abbiamo abbandonati nei campi o uccisi, visto che ci avevano assicurato che tempo tre giorni sarebbero morti tutti. Sono stata ingenua nel sottovalutare la meschinità di queste persone, che da stamattina mi sommergono di decine di messaggi privati pieni di insulti e minacce di ogni tipo. Avrei dovuto aspettarmelo da gente del genere. A chi mi accusa di animal hoarding, rinnovo l'invito a contattarmi privatamente e venire di persona a verificare come vivono i miei animali. Basti pensare che la mia criceta (salvata anche lei da maltrattamento) ha una gabbia di due metri per ottanta centimetri, scrive ancora Giulia. 

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