Milano, "crollano" le indagini sulla tratta di persone: la Dda invita a segnalare le vittime

Poche denunce dalle vittime negli ultimi anni: d'ora in poi gli enti che si imbattono nelle vittime sono invitati a segnalare subito la possibile tratta di esseri umani

La denuncia delle vittime manca troppo spesso. E così la tratta di esseri umani è difficile da individuare e reprimere. Almeno nella zona di Milano, dove su questo reato non vengono svolte indagini di grosso respiro da qualche anno. La direzione distrettuale antimafia si è interrogata con le forze dell'ordine su questo tema. «Ci siamo resi conto che il problema che abbiamo a Milano è sostanzialmente di denunce», ha spiegato Adriano Scudieri, sostituto procuratore della Dda, in una commissione consiliare a Palazzo Marino, presentando un protocollo operativo sull'argomento.

«Rispetto ad altri distretti, come Torino, Bologna o in Sicilia, dove sono state portate avanti indagini nei confronti di gruppi organizzati che si occupavano di tutta la filiera dal trasporto di queste persone all'avviamento alla prostituzione in Italia, a Milano indagini di questo tipo non ne sono state fatte», ha detto Scudieri. Immigrazione clandestina, prostituzione e lavoro nero sono i tre "filoni" per i quali di solito si sviluppa la tratta di esseri umani. «Da quando sono entrato nella Dda, la quasi esclusività dei fascicoli sono nati da denunce che presunte vittime hanno fatto una volta che non erano più in Italia».

E circa le indagini che comunque sono state avviate, negli ultimi tempi a Milano non sono emersi gruppi stabili di "organizzatori" sul territorio. «Non sappiamo - ha specificato il magistrato - se Milano è una terra di conquista, quindi semplicemente una base in cui vengono portate le nigeriane che in qualche maniera siano sfruttate o agevolate da questi trafficanti, o se siamo di fronte a una realtà criminale che non siamo ancora riusciti a disvelare».

Denunce arrivano dopo anni

Sulle vittime che hanno denunciato la tratta dopo essersi allontanate dall'Italia, Scudieri ha aggiunto che sono soprattutto di donne trasferitesi in Germania o in Austria, che hanno riferito quanto era loro accaduto in Italia mentre chiedevano il permesso di soggiorno in quei Paesi. Fornendo informazioni che riguardavano un periodo precedente, anche di un paio di anni. Risultato: le indagini vengono avviate ma quasi sempre archiviate perché è praticamente impossibile trovare riscontri.

Subito informazioni dagli enti che si imbattono nelle vittime

E' per questo motivo che è nato il protocollo operativo: regole generali e un "capitolo" per ognuno degli enti che, in un modo o nell'altro, potrebbero imbattersi in vittime della tratta di esseri umani. Dalle forze dell'ordine ai centri di accoglienza agli enti di solidarietà e aiuto. Lo scopo è che tutti questi soggetti, se si "imbattono" in informazioni utili dal punto di vista investigativo, le trasmettano immediatamente alla Dda, anche senza denunce. In questo caso la Dda prenderà contatti informali con la potenziale vittima senza che emerga il collegamento con l'ente che l'ha segnalata.

Il protocollo non è nuovo: è stato già sperimentato con qualche successo a Catania. Coinvolge tutte le forze dell'ordine, il Tribunale dei Minori, il Comune di Milano (ecco perché è stato presentato in commissione a Palazzo Marino), gli enti di assistenza e solidarietà, le polizie locali del territorio. «Vorrei - ha detto Scudieri - che questo protocollo raggiungesse tutte le stazioni dei carabinieri e tutti i commissariati».

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