Cronaca

Offese a un ristorante milanese su Tripadvisor: scatta la denuncia

Il gip dà l'ordine di procedere per alcuni insulti ricevuti da un ristoratore milanese. "Insulti gratuiti, che travalicano il diritto di critica": e gli autori sul web vengono rintracciati

Tripadvisor (non coinvolto nell'indagine)

"Il pane vecchio… Cameriera da balera, ho preso una frittura di paranze… che fosse stata della Findus sarebbe stata decisamente più buona. Zoccolette e calciatori. Insomma, un posto infimo". Oppure: nel posto "ci sono delle porche". E ancora: "Clientela è tutta fuffa, rolex ed escort… mangiato uno spaghetto calamari, gamberetti e melanzane ma purtroppo era scialbo". 

Sono questi alcuni degli insulti che un ristorante milanese si è visto comparire su Tripadvisor, il più noto sito mondiale di recensioni di locali e hotel. E i proprietari non hanno gradito. Per niente. 

Come racconta Giuseppe Guastella sul Corriere, per il gestore del ristorante si trattava di "post falsi, con evidenti intenti diffamatori, scritti solo per screditare il ristorante" dato che a postarli erano state "persone che si erano iscritte lo stesso giorno solo per fare quei commenti", scriveva nella querela presentata con il suo legale, l’avvocato Gabriele Minniti di Milano.

Per la Procura, però, la querela andava archiviata perché non era stato commesso alcun reato in quanto chi aveva fatto quei commenti aveva solo «esercitato il proprio diritto di critica» rispettando i «requisiti» della legittimità, rilevanza sociale (chi naviga su TripAdvisor cerca proprio consigli «basati sulle esperienze altrui») e della continenza e che, in base alla letture di altri commenti, era stata descritta «una situazione obiettiva, concordemente riscontrata dalla maggior parte degli avventori».

Tuttavia la sospetta parte lesa ha insistito. E ha avuto la meglio. Per ora.  

Il giudice per le indagini preliminari di Milano Alessandra Clemente ha dato ragione al ristoratore ordinando al pm di proseguire le indagini e di identificare gli autori dei post offensivi perché, se «non vi è dubbio che tale scambio di opinioni» sia «utile a chi si approccia ad avvalersi di un servizio o ad acquistare un oggetto», è altrettanto necessario che esse siano espresse «in termini di correttezza e comunque di genuinità delle informazioni». E le recensioni al centro della querela, secondo il giudice, «hanno utilizzato espressioni chiaramente sopra le righe».

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