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La scoperta

Irene Pivetti tra le vittime di una maxi truffa da 21 milioni di euro

L'operazione, denominata 'Warranty' e coordinata dalla procura di Asti, ha permesso di disarticolare un gruppo organizzato attivo tra astigiano, Lombardia (anche a Milano), Lazio e Sardegna

Una maxi truffa per 21 milioni di euro è stata scoperta dalla guardia di finanza di Asti, che ha eseguito 10 le misure cautelari di cui 8 in carcere e due ai domiciliari, con il sequestro preventivo di conti correnti, imbarcazioni di lusso, immobili e società. L'operazione, denominata 'Warranty' e coordinata dalla procura di Asti, ha permesso di disarticolare un gruppo organizzato attivo tra astigiano, Lombardia (anche a Milano), Lazio e Sardegna. Tra le vittime anche l'ex presidente della Camera, Irene Pivetti.

L'organizzazione, attiva tra l'astigiano e le province di Milano, Monza, Como e Lodi, con false identità otteneva finanziamenti come 'fondo di garanzia Covid' e prestiti bancari. In particolare, gli accertamenti dei finanzieri astigiani hanno portato alla luce una truffa perpetrata attraverso l'utilizzo di società già esistenti e rilevate dagli indagati e di altre da loro create per farne veicolo di frode. Le società erano rese artificiosamente affidabili mediante l'utilizzo di bilanci artefatti, anche riciclando quelli redatti dalla precedente proprietà delle società acquisite in un momento in cui erano attive ma con dati economico-finanziari falsi, poiché riferiti a un periodo di sostanziale inattività.

Nella sostanza i bilanci venivano regolarmente depositati presso la Camera di Commercio, mostrando in questo modo a terzi, banche, privati e pubbliche amministrazioni, una situazione florida avvalendosi del rilascio di false fideiussioni. Le società veicolo della frode accertata dalla Guardia di finanza astigiana sono state costituite o rilevate in prevalenza da soggetti presentatisi esibendo documenti di identità o da prestanomi nullatenenti.

Oltre al possesso e fabbricazione di documenti falsi e ricettazione di documenti risultati rubati, agli indagati vengono contestati l'indebita percezione, mediante società inesistenti o comunque inattive depositando bilanci con dati inattendibili, di finanziamenti bancari per 375.000 euro attraverso il Fondo Garanzia Covid 19 e danni a privati con raggiro sia di fornitori ai quali è stata ordinata merce poi non pagata per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, sia di istituti di credito e finanziarie per finanziamenti ordinari per altri 2 milioni. 

Nel corso delle indagini, inoltre, è stato rintracciato un flusso di denaro per circa 250 mila euro, risultato in base agli accertamenti dei finanzieri di Asti proveniente da truffa, trasferita prima nell'Est-Europa, Bulgaria e Slovacchia, e poi da lì in Svizzera, da dove è stata movimentata di nuovo in Italia tramite società elvetica riferibile ad uno degli indagati, cui è stato contestato il delitto di auto-riciclaggio aggravato dalla transnazionalità. 

Infine, gli accertamenti hanno portato alla luce anche il tentativo di riscattare mediante identità false una polizza assicurativa di 550.000 euro intestata a un cittadino italiano residente nel lodigiano. Uno dei soggetti colpito da misura cautelare di arresto in carcere è risultato percepire il reddito di cittadinanza che ora gli verrà sospeso come previsto dalla legge.

Irene Pivetti tra le vittime della truffa

Ci sarebbe anche l'ex presidente della Camera, Irene Pivetti, tra i privati vittime della maxi truffa. Dalle carte dell'inchiesta emerge infatti che due degli indagati, "in concorso tra loro e previo concerto" offrendo false fideiussioni del valore di 15 e 20 milioni, "nella trattativa con la società Only Italia Logistic per l'acquisto di 6.965.577 di mascherine facciali del tipo Kn95 e di 472.000 mascherine chirurgiche per un valore complessivo di 19.786. 815,60 euro inducevano in errore Pivetti Irene, amministratore unico della società venditrice, sulla serietà dell'impegno negoziale assunto e sull'effettività dell'obbligazione presa in carico la di corrispondere il relativo prezzo garantito".

"Infatti - si legge nelle carte - da fideiussioni false si procuravano l'ingiusto profitto ingente pari al valore della merce acquistata e non pagata, malgrado l'effettiva consegna negoziale documentate da fatture emesse a favore di una società bulgara amministrativa da un soggetto inesistente nel ruolo di acquirenti intermedio".

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