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Truffa dei diamanti, maxi confisca a imprenditore: anche uno yatch da 30 metri

Confiscati beni per 17 milioni di euro. L'uomo ha patteggiato 4 anni e 4 mesi di reclusione

Confisca di beni definitiva per 17 milioni di euro ai danni di un imprenditore milanese di 45 anni che ha truffato migliaia di piccoli risparmiatori vendendo loro diamanti a prezzi superiori al valore reale, promettendo rendimenti irrealistici. L'uomo ha patteggiato una pena che lo priverà della libertà per quattro anni e quattro mesi. Come misura accessoria, appunto, la confisca a cui hanno dato esecuzione i finanzieri del comando provinciale di Milano.

Tra i beni individuati, due imbarcazioni (tra cui uno yacht di trenta metri), auto di lusso, orologi di grande valore, tre case di cui una in centro a Milano, quote di socieà e conti correnti particolarmente ricchi. Il 45enne era stato arrestato a giugno 2020, nell'ambito dell'operazione "Gold Fish", coordinatta dal sostituto procuratore Grazia Colacicco, come costola dell'indagine "Crazy Diamond" del 2019. 

VIDEO. Sequestrati i beni del manager truffatore: c'è anche uno yacht di 30 metri

Al centro dell'inchiesta, la truffa di centinaia di milioni di euro ai danni di decine di migliaia di risparmiatori. L'uomo, attraverso il sistema bancario, vendeva diamanti a prezzi esorbitanti, con commissioni elevate, garantendo agli acquirenti profitti che difficilmente si sarebbero realizzati, particolarmente allettanti. L'indagine "Gold Fish" ha fatto luce sui successivi investimenti da parte dell'uomo.

Soldi investiti anche in cava di marmo

Tra questi, un ristorante a Forte dei Marmi, due società (intermediazione immobiliare e recupero crediti) a Milano e alcune attività a Carrara: una sartoria, un concessionario di auto e addirittura una cava di marmo. Il 45enne ha chiesto e ottenuto il patteggiamento della pena con quattro anni e quattro mesi di reclusione, nonché la confisca del profitto del reato di riciclaggio.

Tra i truffati (per due milioni e mezzo di euro) anche il cantautore Vasco Rossi e (per oltre un milione di euro) l'imprenditrice Diana Bracco. Ad avviare l'indagine "madre" era stata l'Autorità Antitrust nel 2017, in seguito ad alcune proteste di risparmiatori che non erano riusciti a rivendere i diamanti ad un prezzo almeno pari a quello dell'acquisto scoprendo così che li avevano comprati a prezzi "folli".

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