Milano, la maxi truffa da 36 milioni di euro (coinvolte le aziende con i fondi per il covid)

Maxi indagine della Gdf: 103 persone indagate e 88 aziende nel mirino. La storia

Veri professionisti del raggiro al servizio del gruppo. Aziende pronte a "scambiarsi" i ruoli, chiaramente ignorando la legge. E una enorme mole di soldi mossa da un lato all'altro cercando di ingannare gli investigatori, inutilmente. I finanzieri del comando provinciale di Milano hanno scoperto una mega truffa all'Erario e mercoledì mattina hanno sequestrato beni per 36 milioni di euro nei confronti di 88 società coinvolte a vario titolo - spiega la Gdf in una nota - "nella commissione di plurimi reati tributari in materia di indebite compensazioni d’imposta". 

VIDEO: UIna truffa da 36 milioni di euro

Nell'inchiesta, coordinata dal pm Nicola Filippini, sono finite anche 103 persone, tutte indagate perché rappresentanti legali delle ditte coinvolte. L'indagine, rinominata "Take ovest", è iniziata dopo una segnalazione dell'Inps, che ha fatto notare ai finanzieri meneghini alcune operazioni sospette in tema di crediti e debiti d'imposta saldati con modelli F24. 

Indagando, i militari hanno scoperto "un articolato meccanismo di evasione dei debiti previdenziali ed erariali, posto in essere da soggetti economici residenti prevalentemente in Lombardia, soprattutto concentrati a Milano, Lazio, Piemonte, Campania ed Emilia-Romagna". Tra i beneficiari - spiega ancora la finanza - "vi erano poi imprese eterogenee ed operanti nel settore delle pulizie, edile, del trasporto merci e logistica, alberghiero e della ristorazione, nonché società di vigilanza privata".

Il "gioco" dell'accollo fiscale

La truffa veniva messa in atto attraverso l'utilizzo dell'accollo fiscale. "Il debito tributario maturato dal soggetto accollato, titolare dell’obbligazione tributaria, veniva pagato da una terza società accollante, utilizzando in compensazione crediti vantati verso l’Erario, in violazione di quanto previsto dal quadro dispositivo vigente", mette nero su bianco il comando milanese. "Ad ulteriore conferma dell’illiceità delle operazioni - sottolineano investigatori e inquirenti - non sono state, altresì, rilevate tracce dell’onerosità dei contratti di accollo, che rappresentavano, pertanto, l’espediente attraverso il quale il debitore d’imposta abbatteva la propria esposizione tributaria".

In sostanza, le aziende debitrici nei confronti dell'Erario facevano saldare quei debiti a delle altre società, chiaramente amiche, che in quel momento vantavano un credito nei confronti dello Stato. 

I professionisti della truffa

A tenere le fila dell'organizzazione c'erano alcuni professionisti, "portatori del know-how funzionale alla perpetrazione delle condotte delittuose, che hanno proceduto alla trasmissione telematica dei modelli F24 di compensazione ed hanno agito con modalità seriali, rappresentando il collegamento tra le società accollanti, per un totale di 16, e le diverse società debitrici". Dei veri e propri specialisti seriali che erano in grado di spostare debiti e crediti, creando - secondo l'indagine - dei buchi enormi nelle casse dell'Erario. 

Quindici tra le società sotto indagine negli ultimi mesi hanno anche ricevuto i contributi a fondo perduto del "Decreto rilancio" per l'emergenza coronavirus. "Sono in corso approfondimenti - assicurano i finanzieri - in merito al corretto utilizzo di tali somme".
 

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