Cronaca Duomo / Via Dante

La truffa degli abbonamenti alle riviste delle forze dell'ordine (non autorizzate)

Vasta operazione in tutta Italia: 27 indagati, 42 perquisizioni

Operazione anti truffa

Centinaia di migliaia di euro: tanto "fatturava" la truffa organizzata su tutto il territorio nazionale smascherata da un'operazione congiunta delle forze dell'ordine, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili.

Gli indagati sono 27: rispondono di associazione a delinquere per truffa ed estorsione. Le forze dell'ordine hanno effettuato 42 perquisizioni, presso gli indagati e presso 15 società di Milano e della provincia. Tutto è partito nel 2013 in seguito a denunce e querele.

I truffatori - attraverso una rete di call center - inducevano le vittime ad abbonarsi a riviste apparentemente riconducibili alle forze di polizia, ma non autorizzate. Talvolta vi sarebbero state minacce di ritorsioni in caso di rifiuto a sottoscrivere l'abbonamento.

Gli operatori telefonici si qualificavano come appartenenti alle forze dell'ordine o funzionari dei tribunali di Milano e Roma. Talvolta, anziché "proporre" un abbonamento, dichiaravano di dover recuperare crediti (inesistenti) per il pagamento o il recesso dagli abbonamenti stessi.

Quattro i capi della banda: creavano società e conti correnti, assumevano giovani istruendoli "a dovere", affittavano locali per i loro call center. Obiettivo: vendere abbonamenti di ben 46 riviste regolarmente registrate ma falsamente riferite alle forze dell'ordine.

Due i metodi con cui i truffatori raggiravano le loro vittime. Il primo metodo consisteva nel mettersi in contatto con persone che avevano realmente sottoscritto abbonamenti ad una delle riviste, sostenendo che risultavano non pagate alcune annualità (cosa falsa), con un contenzioso aperto che sarebbe stato possibile estinguere amichevolmente pagando una certa cifra, più bassa del contenzioso ma comunque piuttosto rilevante. L'inganno era reso ancor più credibile perché i truffatori, parlando con linguaggio giuridico, facevano anche il nome di un vero magistrato.

Il secondo metodo, invece, consisteva sull'invito a sottoscrivere abbonamenti spacciandosi, in questo caso, per militari della guardia di finanza e minacciando velatamente controlli alle aziende o associazioni di cui le vittime erano titolari o rappresentanti legali. Alternativamente, i truffatori facevano intendere che il ricavato della raccolta di abbonamenti sarebbe stato devoluto al finanziamento dei mezzi di cui dispongono le forze dell'ordine.

Le vittime sono almeno 160. Tra loro anche associazioni sportive ed enti religiosi. La cifra più alta pagata è stata di 80 mila euro, da parte di una società per azioni il cui titolare pensava che il denaro sarebbe servito per finanziare le forze dell'ordine.

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