Le Ferrari vendute (per finta) e i soldi "puliti": maxi truffa milionaria, Irene Pivetti nei guai

Sette indagati dalla finanza di Milano: sequestro di beni per 1,2 milioni di euro

Irene Pivetti - Di Monelle Chiti - Flickr, CC BY 2.0

Auto spostate da una parte all'altra del mondo, almeno in maniera immaginaria. Soldi sporchi "ripuliti" attraverso giri strani. E conti aperti all'estero per dare meno nell'occhio, ma inutilmente. La guarda di finanza di Milano ha eseguito mercoledì mattina un sequestrato di beni per 1,2 milioni di euro su ordine del Gip, Giuseppina Barbara, nei confronti di 7 indagati accusati di riciclaggio ed evasione. 

Nel mirino delle fiamme gialle meneghine sono finiti due imprenditori marchigiani - marito e moglie, lui noto pilota di rally -, la figlia, un notaio e altri due imprenditori, tra cui Irene Pivetti, milanese, ex presidente della camera ed esponente leghista. Ad accendere i riflettori degli investigatori sul gruppo sono state alcune operazioni finanziarie e commerciali che la Gdf definisce "anomale e prive di plausibili ragioni economiche". Iniziando a indagare, gli inquirenti - coordinati dal pm Giovanni Tarzia - hanno portato alla luce "una complessa condotta di riciclaggio posta in essere dai sette indagati, ritenuti responsabili per aver sostituito o trasferito denaro proveniente dal delitto di evasione fiscale".

Le Ferrari "vendute" alla Pivetti

In sostanza, i sette avrebbero ripulito i soldi evasi per cercare di farli risultare come puliti. Marito e moglie, propretari della "casa" di rally, in particolare avrebbero cercato di nascondere 3 Ferrari intestate proprio alla società per evitare che venissero pignorate a causa dei debiti accumulati con l'Erario. Per farlo avrebbero finto di vendere le macchine, per poco dopo di un milione di euro, a un'azienda di Honk Kong - riconducibile alla Pivetti -, che a sua volte le avrebbe rivendute ad una seconda società. 

Nelle mani dei finanzieri mercoledì mattina sono finiti le macchine e alcuni conti correnti accesi in Svizzera e Spagna, dove i coniugi avevano spostato la sede dell'azienda, riuscendo anche a "salvare" la Ferrari. 

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