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Le casalinghe che hanno truffato i ristoranti durante i lockdown

Si facevano portare cibo da asporto promettendo che avrebbero poi pagato conoscenti comuni, abituali clienti dei ristoranti. Ora sono a processo

Sono ventiquattro le vittime della maxi truffa del cibo da asporto non pagato per la quale è partito il processo per tre casalinghe quarantenni del Cremonese e del Mantovano. I commercianti ricevevano un ordine di consegna telefonica da parte di una donna che si fingeva spesso una persona incaricata da un cliente abituale. La merce (spesso pranzi e cene costose) veniva consegnata e nessuno provvedeva a pagarla.

In un caso, per esempio, il danno per un ristorante è stato di 400 euro, perché la principale accusata, P.F.P., con analoghi precedenti prima del lockdown da covid, insieme alle amiche D.O. e S.M., aveva ordinato escargot e pasta al tartufo. Il debito accumulato nel 2020 è di 3.756 euro, ma arriva a quasi novemila euro se si considerano anche le truffe del 2019, tra cui quella ad una gioielleria di Cremona: quattro gioielli per un valore di 2.240 euro pagati con un assegno scoperto.

La quarantenne, durante il lockdown, aveva sfruttato il fatto che i ristoratori avessero, come unica possibilità di avere dei ricavi, l'asporto del cibo. Conoscendo i clienti abituali dei vari ristoranti, lasciava detto che "tizio" sarebbe passato con comodo a saldare il conto e, così, pranzava e cenava gratis. Nel 2020 gli importi maggiori riguardano due ristoranti per 400 euro ciascuno, ma non sono mancati 260 euro di acquisti in un negozio di cibo per animali.

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