Cronaca

Truffe agli anziani con la tecnica del finto nipote e dell'incidente: 15 arresti, il maxi blitz

Le indagini i finti nipoti chiamano da utenze estere posizionate in Polonia e Germania

Immagine di repertorio

Quindici persone coinvolte in una serie di truffe contro gli anziani sono state arrestate a Milano. Sono dieci italiani e cinque polachi. L'indagine ha origine dopo l'arresto di uno dei coinvolti, B.M., il 21 settembre del 2015: nel corso di quell'esecuzione era stato sequestrato materiale di elevato interesse investigativo.

A seguito delle analisi di cellulari e sim sequestrati, è stata avviata una serie di attività tecniche (tabulati ed intercettazioni), di controlli e di appostamenti e, contestualmente, una fitta attività documentale mediante la comparazione di decine di denunce analoghe, da cui è emersa inequivocabilmente la commissione di una serie di truffe seriali commesse da soggetti di origini rom lovari polacche contro persone anziane.

Come funziona la truffa?

Le vittime, mentre si trovano presso la proprie abitazioni, ricevono sulle utenze telefoniche domestiche chiamate da parte di un uomo o di una donna, che, presentandosi falsamente per loro parenti, generalmente nipoti, dopo una breve conversazione, chiedono loro l'urgente prestito di ingenti somme di denaro e preziosi, per far fronte al pagamento dei danni asseritamente cagionati in un incidente stradale o in analoghe situazioni di emergenza.

Il sedicente nipote, carpita la fiducia dell'anziana vittima, sfruttando lo stato di preoccupazione ed apprensione, la informa quindi, sempre telefonicamente, dell'arrivo, presso la sua abitazione, di una persona di totale fiducia, alla quale poter consegnare il denaro e i preziosi, per poi portarli sul luogo dell'incidente.

Le indagini hanno accertato che i telefonisti, ovvero i finti nipoti, chiamano da utenze estere, generalmente posizionate in Polonia e Germania; mentre le persone di fiducia inviate dai sedicenti nipoti a ritirare dalle vittime denaro e preziosi risiedono sul territorio nazionale ed in particolare nel novarese. Le modalità ed il linguaggio utilizzato per convincere le vittime dimostra come i soggetti attivi coinvolti abbiano maturato una elevata competenza criminale utile a individuare la vittima da raggirare (vittima anziana e spesso sola in casa), oltre che una elevata professionalità nello scegliere tempi e modalità utili a portare a termini gli illeciti.

L'attività di indagine, coordinata dal procuratore aggiunto della Repubblica Riccardo Targetti e diretta dal sostituto procuratore Giancarla Serafini, ha coinvolto la polizia di Stato, la polizia locale di Milano e dei carabinieri in forza alla Sezione di polizia giudiziaria. Gli arresti sono firmati dal gip Roberta Nunnari e i capi di imputazione sono reati di associazione a delinquere e truffa.

Video | I truffatori al lavoro

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Le menti e l'organizzazione

Sul piano investigativo, si sono rivelati particolarmente importanti i preliminari accertamenti dai quali è emerso come in diverse occasioni le utenze rilevate dall'analisi del traffico telefonico riconducibili o in contatto con quelle trovate nella disponibilità di B.M. in occasione del suo arresto, si localizzavano in circostanze di tempo e di luogo compatibili alla commissione di reati consumati con le stesse modalità dei fatti oggetto delle denunce analizzate. Utenze che risultavano essere utilizzate per un brevissimo periodo di pochi giorni e poi dismesse.

Le attività tecniche hanno inoltre evidenziato come fondamentale l'apporto di soggetti non identificati: usavano utenze estere, ed erano la mente con il compito di individuare le anziane vittime fondatamente attraverso rubriche telefoniche e incrocio di dati utili a saggiarne l'età e preparare il terreno ai complici: in tale contesto emerge una non comune abilità dei centralinisti nell'uso di strumenti informatici riuscendo a scoprire dati importanti e nel dirigere in tempo reale i movimenti degli esecutori materiali. Spiccata anche l'abilità psicologica, verbale, comportamentale utile a vincere diffidenze, resistenze e dubbi e a conquistare la loro fiducia.

I venti episodi evidenziati e interamente documentati costituiscono con ogni probabilità solo la punta di un iceberg di numerosissime truffe tentate o consumate con identiche modalità, ma spesso neppure denunciate, per timore o per vergogna dalle anziane vittime.

I proventi di questa attività criminale, pur non essendo quantificabile neppure per approssimazione, appare comunque estremamente esteso, e i danni per le vittime sicuramente devastanti sia dal punto di vista sia economico sia soprattutto psicologico.

Alla complessa attività esecutiva che si è svolta a Novara e ad Abbiategrasso, ha collaborato il personale della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Milano, della Squadre mobili di Milano e Novara, della locale e della Compagnia carabinieri di Abbiategrasso.

Tutti i volti della banda: li riconoscete?

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