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Buco di 10 milioni di euro con Iva e contributi: il trucco delle Coop al servizio dei grandi marchi

Nel mirino della finanza tre Coop che lavoravano per multinazionali di moda ed elettronica

Creavano Coop intestate a prestanomi per "vincere" i lavori. Poi con quelle stesse Coop ignoravano gli obblighi tributari nei confronti dello Stato e contributivi nei confronti dei lavoratori, indebitandole all'inverosimile. Quindi passavano il lavoro a delle Coop nuove, create da zero praticamente con le stesse, identiche caratteristiche. E così via potenzialmente all'infinito, in un giro - per loro chiaramente virtuoso - che permetteva di offrire prezzi imbattibili e senza possibilità di concorrenza per gli avversari. 

I finanzieri del comando provinciale di Milano hanno arrestato martedì mattina due imprenditori - un 43enne e un 45enne, entrambi ai domiciliari - e indagato un commercialista - un 51enne interdetto dalla professione per un anno -, tutti per il reato di associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta. I tre sono accusati di aver messo in piedi una "rete" di Coop - almeno tre - che, illegalmente, offrivano servizi di trasporti, facchinaggio e pulizie per multinazionali attive nei settori del commercio elettronico e della moda.

Investigatori e inquirenti, coordinati dai pm Riccardo Targetti e Andrea Fraioli, hanno accertato - come spiegato dai finanzieri in una nota - che "il disegno criminale prevedeva il sistematico coinvolgimento di prestanome nell’amministrazione delle cooperative e lo svuotamento, dopo un breve periodo di attività, di quelle ormai in dissesto finanziario, a causa dell’ingente debito previdenziale e tributario accumulato". A quel punto, una volta fatte fallire le prime cooperative, scattava "il successivo trasferimento della manodopera e dei rapporti commerciali a società pulite neocostituite", che "consentiva agli indagati di proseguire il business a condizioni particolarmente vantaggiose". Il tutto chiaramente perché le Coop non si sarebbero minimamente preoccupate di rispettare gli obblighi tributari, riuscendo così a offrire prezzi più bassi rispetto ai concorrenti, che rispettavano le regole.

Dal 2015, attraverso le tre Coop passate al setaccio dai finanzieri, i tre avrebbero accumulato debiti per 10 milioni di euro, tra versamenti tributari e contributivi mai onorati. Il giro d'affari, inevitabilmente, sarebbe stato di molto superiore.  
 

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