Garbagnate, malato terminale ucciso in ospedale: fermato il nipote infermiere

Si tratta di un 49enne di Paderno Dugnano. L'indagine è partita dalla denuncia di un medico

Immagine repertorio

Due infusioni. Una il 9 e l'altra il 10 ottobre. Entrambe effettuate con lo stesso sedativo che stava alleviando la sua sofferenza, ma somministrato a velocità notevolmente superiore. Entrambe registrate dal macchinario che monitorava il suo stato di salute. E sarebbero state proprio queste due "iniezioni" a porre fine alla vita di F.P., malato terminale di 87 anni che era ricoverato all'ospedale Guido Salvini di Garbagnate Milanese; nei guai F.P., infermiere 49enne di Paderno Dugnano, nipote acquisito della vittima. Per lui è scattato un fermo di indiziato di delitto per omicidio.

L'ordinanza, firmata dal gip del tribunale di Milano, è stata chiesta dal sostituto procuratore Nicola Rossato e dal procuratore aggiunto Laura Pedio dopo una indagine svolta dai carabinieri di Garbagnate che hanno lavorato gomito a gomito con gli investigatori del nucleo radiomobile di Rho. Il fatto è stato reso noto dai militari del comando provinciale di Milano attraverso un comunicato.

La denuncia e le indagini

L'indagine è nata dalla denuncia di un medico in servizio proprio all'ospedale di Garbagnate. Lo specialista, più nel dettaglio, aveva messo nero su bianco che l'87enne — malato terminale, sedato e attaccato ai macchinari — aveva verosimilmente ricevuto, sia il 9 che il 10 ottobre, una dose particolarmente elevata di farmaci sedativi. Somministrazione che, secondo il professionista, sarebbe stata causata dalla manomissione della programmazione del macchinario. Di più: aveva dichiarato che tale alterazione era strettamente collegata al decesso, avvenuto proprio nella serata del 10 ottobre.

Sono quindi scattate le indagini e il personale sanitario del reparto ha dichiarato ai detective che proprio nelle serate del 9 e 10 ottobre avevano notato un uomo accudire l'anziano. Non solo: l'ipotesi avanzata dal medico ha trovato riscontro nel registro eventi (data blogger) del macchinario. Analizzando i dati i militari hanno notato che nelle serate e del 9 e 10 ottobre l'apparecchio aveva registrato rispettivamente 3 e 2 “boli” (infusioni immediate di un quantitativo di medicinali) a velocità notevolmente superiore a quella prevista dalla terapia prescritta al paziente.

I tabulati telefonici

I detective sono arrivati al 49enne incrociando i filmati delle telecamere di video sorveglianza e i tabulati telefonici. I carabinieri hanno quindi iniziato a seguirlo, il 22 ottobre si sono accorti che non era andato a lavorare e che la sua macchina (localizzata attraverso il gps) si trovava nel parcheggio dell'aeroporto di Linate. L'uomo, secondo quanto trapelato da via Moscova, aveva comprato un biglietto sola andata per Parigi, ma aveva rinunciato proprio mentre si tornava nella zona di imbarco. Era tornato a casa e lì era stato bloccato dai militari. Per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari.

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